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La Grecia sta morendo: disoccupazione giovanile al 57%, diritti umani sogno di un passato romantico.

La culla della civiltà occidentale a due passi dal collasso.

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“Il più grande successo dell’euro”, come la definì l’ex-presidente del consiglio ed ora senatore a vita Mario Monti, è allo stremo. Il 2 Aprile la visita dei ministri delle Finanze UE ha scatenato un malcontento generale sfociato in proteste e scene di guerriglia urbana nella notte, segno di una forte avversità verso una comunità europea che sembra aver indirizzato la Grecia al collasso più che alla salvezza.

Nei giorni precedenti era stato approvato con 151 voti a favore e 134 contrari la liberalizzazione nel paese di taxi, farmacie e latte. Il decreto, definito da Alexis Tsipras “un crimine contro il nostro popolo ed il nostro paese”, permette l’apertura di farmacie senza vincoli chilometrici e la vendita di farmaci e pane anche nei supermarket. Caratteristico è il prolungamento della data di scadenza del latte “fresco”, da 5 (unico caso in Europa) a 10 giorni, voluto dalla troika che ha chiesto (e ottenuto) di delegare alle aziende produttrici di grandi dimensioni la decisione sulla durata del prodotto.
Mentre dal ministro delle finanze tedesco Schaeuble si levano rassicurazioni sul destino della Grecia che considera “non più una minaccia per l’euro”, il parlamento europeo boccia le misure adottate dalla commissione tripartita ritenendola responsabile dell’aumento di povertà e disoccupazione.

La popolazione greca soffre dure condizioni, il tasso di povertà e disoccupazione è in costante aumento, quest’ultimo del 27,5 per cento nel quarto trimestre del 2013, rispetto al 26 per cento dell’anno precedente. Per gli under 25 il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’incredibile soglia del 57 per cento.
I più colpiti dalla povertà sono i bambini, l’ultimo rapporto del Comitato nazionale greco dell'Unicef sul 2012 ha calcolato che circa il 35 per cento dei bambini ellenici sono a rischio povertà o esclusione sociale, un aumento del 30 per cento rispetto all’anno precedente.
I dati confermano come a fare le spese della crisi greca siano soprattutto le nuove generazioni che sono e saranno impossibilitati ad avere riconosciuti gli stessi diritti e privilegi dei propri padri.

Nel mirino della troika torna l’istruzione, il nuovo piano di diminuzione della spesa pubblica prevede il taglio di circa 15 mila dipendenti pubblici. I molti insegnanti che rischiano adesso il licenziamento hanno protestato in piazza Syntagma ad Atene contro il taglio indiscriminato dei diritti e di settori nevralgici per il futuro del paese.

La soluzione che l’Europa e soprattutto la troika prevede per la Grecia sembra essere al di fuori di ogni logica: diminuzione degli investimenti pubblici, minori spese e maggiori tagli, dove quasi mai l’equazione “tagli uguale eliminazione degli sprechi” è certa o sta avendo gli effetti sperati.
Per accedere alla nuova tranche di aiuti consistenti in un prestito di 15 miliardi da parte del Fmi (con annesso tasso di interesse), Pooul Thomsen, capo della missione del Fondo monetario internazionale, ha messo sul tavolo nuove richieste da parte dei creditori internazionali, primi fra tutti la soppressione per 3 anni di alcuni diritti dei lavoratori. Una richiesta inopportuna per un paese al limite delle forze che soffre soprattutto a causa dell’avidità degli speculatori internazionali.

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