“Quamvis immota loquor” ovvero: “Anche se ora sono immobile, io parlo, perché non dimentichiate le ragioni della nostra storia”.
Questa epigrafe posta su un monumento alla memoria della rivolta denominata ‘ delle Cinque giornate di Milano’ (18-22 Marzo 1848), è stata incisa dall'artista Giuseppe Grandi, ideatore e costruttore di quest'ultimo.
Posto a Milano, nel quartiere di porta Vittoria, domina con tutta la sua forza evocativa in Corso 22 Marzo. Si tratta di un obelisco con alla base un allegorico gruppo statuario che rievoca la rivolta. Le cinque storiche giornate vengono riproposte dall'artista personificate in cinque fanciulle, disposte dinamicamente intorno alla base dalla quale si innalza il suddetto obelisco, sul quale sono stati incisi i nomi di coloro che hanno sacrificato il valore della propria vita allo scopo di veder concretizzato un ideale comune.
Alla base del monumento, un leone è intento a risvegliarsi ruggendo, immagine-simbolo che riconduce alla figura del popolo che si risveglia dal precedente torpore e si solleva contro l'autorità oppressiva messa in atto dai rappresentanti dell'impero Austriaco.
Infatti,agli inizi del 1848 si delineò una rottura nel rapporto già instabile tra i rappresentanti del governo di Vienna e la popolazione lombarda. Nei primi giorni di gennaio i milanesi, allo scopo di danneggiare le finanze imperiali, organizzarono un’originale protesta contro le autorità, astenendosi per un giorno dall’uso del fumo, volendo colpire le entrate erariali austriache provenienti dalla tassa sul tabacco. L’azione concorde dei cittadini esasperò le autorità che reagirono in modo provocatorio mandando poliziotti e gendarmi in borghese a fumare per la città ostentatamente. Il comportamento dei gendarmi portò a gravi incidenti e la sera del 3 Gennaio 1848 ebbero luogo violenti scontri che causarono alcuni morti e una cinquantina di feriti.
Da tempo l’opinione pubblica del regno Lombardo -Veneto non sopportava più i soprusi esercitati dal dominio Austriaco.
Il Nord sollevò un eco di indignazione per le violenze che quotidianamente venivano inflitte alla popolazione e nel Marzo dello stesso anno, furono denunciate da Massimo d’Azeglio (scrittore affermato, nonché politico dell’epoca) nel suo opuscolo I lutti di Lombardia, ”destinato – per esplicita dichiarazione dell’autore – a far palese al mondo quali assassinii e quali iniquità si commettevano dal governo austriaco in Italia”. Effettivamente, gli interessi del lombardoveneto venivano regolarmente sacrificati a quelli dell’economia austriaca mediante un sistema doganale iniquo. La dominazione austriaca era sentita come una morsa illiberale e tirannica.
Il 18 Marzo 1848 è la data di inizio delle ostilità antiaustriache a Milano. Il popolo milanese insorse e seguendo l’esempio Francese costruì barricate nelle strade della città e assalì le vari arsenali per armarsi. Borghesi e popolani combatterono fianco a fianco contro il contingente austriaco comandato dal maresciallo Radetzky.
La prima donna modellata dall'artista Grandi, rappresenta la prima giornata di ribellione. Si tratta di una donna dalle forme poderose, una vera donna-guerriera: con un sasso batte l'allarme su di una campana, a ricordo di tutti i campanili che in quel giorno suonarono nell’intera città. La seconda giornata viene rappresentata con le sembianze di una donna che piange le stragi perpetrate contro la popolazione milanese il giorno dopo l'insurrezione, che portarono alla morte di circa 400 milanesi. La terza donna è più grande delle altre, come se rappresentasse tutte le energie della riscossa popolare: con le braccia tese, gli occhi adirati, i capelli disordinati, uscenti sotto uno straccio che le copre la fronte ferita, invoca la lotta, incarnando il moto di Cattaneo “meglio morire di ferro che di forca”.
Le ultime due donne sono avvolte insieme nell'ampio drappo della bandiera. La prima appare sollevata dalla speranza della vittoria, mentre l'altra suona la tromba, poiché la vittoria è ormai compiuta.
Accanto alle patriote, un’aquila protegge con gli artigli l’emblema della città di Milano libera dallo straniero.
Infatti, il 22 Marzo 1848 Radetzky, preoccupato per l’eventualità di un intervento del Piemonte decise di ritirare le truppe all’interno del cosiddetto “quadrilatero”, formato dalle fortezze di Verona, Legnano, Mantova e Peschiera. A Milano i sovversivi fondarono un nuovo governo con a capo Carlo Cattaneo.
Il 23 Marzo all’indomani della cacciata degli Austriaci da Venezia e da Milano, il Piemonte dichiarò guerra all’Austria. Fu una sconfitta? O l’inizio della fine degli Asburgo?

