E’ stata l’ultima partita in trasferta giocata da Clarence Seedorf prima di imbarcarsi per l’Italia e per un’ avventura sulla panchina del Milan. Coritiba Botafogo, penultima giornata del Brasilerao, il più importante campionato nazionale, è stata la mia prima volta in uno stadio brasiliano. Tre punti fondamentali per la salvezza dei Coxa, la squadra cittadina che divide Curitiba dall’altra metà che tifa per lAtletico Paranaense. “Coxa” si legge coscia, perché come in italiano la parola richiama alla parte della gamba che i giocatori bianco verdi mostravano con orgoglio sin dai primi anni di vita. Il Coritiba(con la O per via dell’assonanza con Coxa) ha vinto un solo titolo nel 1985, come l’Atletico, come il Verona, nello stesso anno, una curiosa coincidenza in una città che profuma di Veneto per i tanti immigrati arrivati qui sin da fine Ottocento.
Con Carlos, compagno di viaggio che mi ha già convertito alla fede coxa, acquistiamo i biglietti un giorno prima. Nonostante l’importanza della posta in palio, solo vincendo si evita la retrocessione, le prevendite non sono andate molto bene, i tifosi dopo una partenza lampo hanno visto la squadra scivolare nella zona pericolosa e si sono un po’ allontanati. Grazie a un amico socio sostenitore riusciamo ad acquistare un biglietto in curva a un prezzo ottimo ( 30 reais, 10 euro). Ci avviciniamo al Couto Pereira, uno stadio in fase di ricostruzione, anche se non ospiterà i Mondiali che si giocheranno nella casa dell’Atletiba, nella Baixada, “nella zona bassa” che ironicamente per i rivali sta a significare il minore prestigio del nuovo club di Adriano.
Con i biglietti in mano raggiungiamo la nostra entrata, mentre una lunghissima fila di persone cerca di assicurarsi gli ultimi tagliandi. Niente tornelli, o tessere, si supera il controllo degli steward e un frastuono tremendo anticipa l’ingresso nel catino di cemento che sarà teatro dell’ultima partita casalinga, quella decisiva. Coritiba non vince da tempo immemorabile, il Botafogo invece è quarto e lotta per la Libertadores, la nostra Champions. Prima del calcio di inizio capisci subito cosa è la torcida, cori di incitamento che rimbombano nei corridoi, una serie di coreografie gigantesche che si gonfiano nei tre settori della curva. Davanti a noi babbo e figlio seduti, pronti a godersi lo spettacolo, entrambi con la maglia numero dieci, perché il talento qui è di casa, anche se il" time" (la squadra) non ha grandi stelle e rispetto al Botafogo ha paura di perdere. Talmente tanta che basta una spintarella di un poliziotto verso un bambino poco attento alla linea di demarcazione dalla zona inagibile a scatenare la reazione sconsiderata di tutti quelli in piedi davanti a noi, e a scaldare gli animi già bollenti.
La prima sorpresa, l’ingresso in campo delle squadre, prima il Botafogo da una parte, poi i padroni di casa da quella opposta, come ad esorcizzare ogni macumba dei cugini dell’Atletico. Pronti via e Seedorf e compagni assumano il controllo del gioco, senza tuttavia creare occasioni nitide. Con la spinta del pubblico i Coxa prendono coraggio e avanzano il baricentro riuscendo a sbloccare il punteggio. Un urlo liberatorio, al gol di Deivid, una parentesi allo Sporting in Portogallo, a questo punto inizia la lunga sofferenza del popolo bianco verde, la cui terza maglia giallo nera ricorda molto le pettine degli ausiliari del traffico, anche se dicono sia stata premiata come una delle più belle (mah). Si va al riposo e nel secondo tempo dopo una lunga serie di occasioni mancate arriva anche il 2 a 0, a firmarlo Alex , numero dieci, testa pelata, che finalizza al meglio un azione tutta in velocità. La gioia strozzata per 40 minuti si trasforma in estasi pura, proprio sotto la nostra postazione. Adrenalina a fiumi e samba e cerveza per tutti. Ma non è finita, Coritiba molla la presa, e il Botafogo accorcia le distanze, gli ultimi sette minuti più un inspiegabile recupero di 4, diventano un supplizio perché il Botafogo aumenta la pressione e il portiere Vanderlei deve volare su ogni palla in area. Finisce 2 a 1, Coritiba vince e vincerà anche a San Paolo all’ultima giornata, salvandosi per un solo punto. Seedorf si toglie lA maglia e forse ha già preparato la valigia per Malpensa, intanto la torcida si sposta nelle strade del centro. E’ stata dura, ma torniamo a casa sani e salvi, in tutti i sensi.

