Per chi è stato ad Assisi , all'eremo delle Carceri o alla Porziuncola, sa di cosa stiamo parlando, per chi ha avuto l'esperienza polacca qualcosa di profondamente triste. La visita di papa Francesco ad Auschwitz non è solo una tappa obbligata del viaggio per la giornata mondiale della Gioventù a Cracovia, città cara al santo Karol. Ma un momento per riflettere sul potere della comunicazione anche quando solo apparentemente non c'è , e si pensa all'assenza. Silenzio come assenza di rumore, come mezzo di espressione di pensieri ed emozioni che non ha bisogno di parole. Il silenzio è messaggio. La scelta di non dire e far parlare l'anima. Papa Francesco si inginocchia e chiede soltanto perdono per la crudeltà di chi ha sterminato un popolo in nome di una superiorità razziale. Il modo migliore per omaggiare uomini e donne cancellati soltanto per la loro origine. Oggi più che mai, in tempi di scontri tra civiltà e shock culturali, un silenzio su cui riflettere a lungo.Un altro esempio di Papa Francesco come eccellente comunicatore, in una platea fatta spesso di retorica e pura propaganda

