Sesta tappa del Tour, Abbeville-Le Havre, centonovantuno chilometri.
La cronaca della corsa, però, non inizia alla 13.09, orario prestabilito per lo start, bensì alle 23.00 della notte precedente, quando è scattato un controllo anti-doping a sorpresa negli alberghi
delle varie squadre partecipanti. Come un incubo, dunque, vista anche l’ora, si riaffaccia lo spettro del doping, maledetto tabù che un falso allarme, scattato proprio alla vigilia della manifestazione, sembrava aver esorcizzato: un uomo dell’Astana, Lars Boom, era stato infatti segnalato per valori sospetti a causa di un’assunzione eccessiva di corticosteroidi. Ma la sostanza che si era messo in corpo risulta, appunto, pseudo-dopante, e serve come ricostituente dopo una forte debilitazione fisica, non come incrementatore energetico: ragion per cui, nessun reato è stato commesso e Boom si è potuto tranquillamente presentare ai nastri di partenza.
Sempre l’Astana è stata protagonista di un fatto di cronaca a margine della tappa di ieri: un ciclista della squadra di Nibali, infatti, mentre era in corsa, ha lanciato una borraccia vuota, che è andata a colpire una piccola spettatrice. La bambina è stata portata di corsa in ospedale, dove le sono stati praticati tre punti di sutura; pronte le scuse del capitano della squadra, Vincenzo Nibali: “Siamo vicini alla bambina, ci scusiamo con lei per quanto avvenuto”.
Poi, finalmente, è solo gara. Pronti via ed è subito fuga per desperados: Perrig Quémeneur (Europcar), collaudato avanguardista, prende la testa della corsa insieme a Kenneth Van Bilsen (Cofidis) e Daniel Teklehaimanot (MTN-Qhubeka), eritreo già segnalatosi nei giorni scorsi. La loro è davvero un’offensiva seria: accumulano 4’ di vantaggio dopo 10 km, e ben 12’, record, dopo 38 km. Poi, anche se dovrà per forza di cose cedere un po’ di terreno, il terzetto, in pratica, riesce a tenere duro fino a quindici chilometri dalla conclusione: la decadenza, inarrestabile ma splendida, inizia dal cinquantesimo chilometro.
8’, poi 6’, poi 4’, poi 5’, che diventano 1’41’’ al gpm di Saint Leonard, vinto da Quémenair, dopo che quelli precedenti di Cote de Dieppe e Cote de Purville se li era aggiudicati Teklehaimanot: non è ancora il canto del cigno di un’iniziativa coraggiosa, caparbia, convinta, che meritava maggior fortuna. Lo sarà l’ultimo gpm della giornata, quello di Cote de Tilleul, conquistato ancora da Teklehaimanot: gli varrà la maglia a pois.
Ed è qui, in pratica, che finisce l’avventura sua e di Quémenair e anche di Van Bilsen, portatosi per alcuni chilometri da solo al comando: con solo 55’’ di vantaggio, ai tre, che pure erano riusciti a riassorbire l’iniziativa di Voeckler (Europcar), non resta che lasciar strada a Trek e Bmc, a cui si accodano Giant, Etixx, Tinkoff e Katusha. Si fanno largo Cavendish (Etixx), Sagan (Tinkoff), Degenkolb (Giant), poi spunta anche Kristoff (Katusha). Intanto nelle immediate retrovie del gruppo di testa l'ennesima rovinosa caduta mette fuori gioco
il leader della classifica generale, Tony Martin (Etixx) e lo squalo Nibali, in questa fase non particolarmente accompagnato dalla fortuna.
All’ultimo chilometro spunta l’uomo che non ti aspetti, Zdenek Stybar, il ceco dallo sguardo gentile che regala un sorriso alla squadra della maglia gialla.
Nonostante l’infortunio, infatti, Tony Martin è ancora tale, e sempre con 12’’ di vantaggio sul solito Froome(Sky): ma quanto potrà ancora conservare il cromatico emblema del primato? I suoi tifosi, naturalmente, si augurano che faccia come Contador all’ultimo giro d’Italia.

