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Serie A, per la Juve c’è il primato sotto l’albero

Tonfo del Genoa, al Chievo la stracittadina veronese

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Giovedì 18, sabato 20 e domenica 21 dicembre 2014. È stata celebrata la XVI giornata di serie A. Il Cagliari di Zeman si congeda dal 2014 accomodandosi malinconicamente al terzultimo posto in classifica: l’ultima dell’anno è infatti una sconfitta sonante in casa  ad opera di un’implacabile Juventus, campione di Natale ma non ancora d’inverno. Ai padroni di casa  i bianconeri concedono solo il gol della bandiera, arrivato al 64’ con Rossettini, quando già Tevez al 5’, Vidal al 15’ e Llorente al 51’ avevano fatto bottino pieno. Per la Roma è sempre la solita storia: quando giunge a un millimetro di distanza dalla Juve, si lascia sopraffare dalle vertigini e rallenta. Lo 0-0 casalingo col Milan (rimasto in dieci nel finale) dice due cose: che tra prima e seconda si ristabiliscono le distanze di due settimane fa, e soprattutto che tra prima e seconda è stato rispettato fino alla fine il copione di un intero anno: fino alla fine, infatti, è stato un Merckx contro Gimondi.   
Maramaldescamente il Napoli risorge con l’anello più debole della classifica: per piegare il Parma che sembra già con un piede in B bastano un gol di Duvan al 19’ e un rigore di Mertens al 30’.  Il pareggio di Sassuolo per il Cesena vale come una vittoria; Di Carlo, infatti, aveva preparato la partita per contenere i padroni di casa e cercare di colpirli all’improvviso (nella nebbia che avvolgeva il “Mapei Stadium”); e quando poi il rigore di Zaza al 76’ sembrava dover rovinare la festa, i suoi sono stati bravi a non disunirsi e a crederci fino in fondo: e alla fine, al 94’, il premio è arrivato, col gol riequilibratore di Zé Eduardo. Sotto l’Arena il Natale sa di pandoro, quello del Chievo: sono i pandorini di Maran, infatti, ad aggiudicarsi la stracittadina di Verona. A risolvere in favore dei peggio messi in classifica (ma ora la distanza tra scaligeri e clivensi è di un solo punto) una gara combattuta da entrambe le parti è stato all’81’ uno stacco di testa di Paloschi, forse in fuorigioco. Finisce in parità invece il derby toscano tra Fiorentina ed Empoli: al “Franchi” Vargas porta in vantaggio i viola al minuto 44, ma al 57’ gli ospiti impattano con Tonelli e poi creano non pochi grattacapi a Neto e compagni, che si fanno sempre meno incisivi. La squadra di Montella non è l’unica a rallentare in eurozona: al “Ferraris” Sampdoria e Udinese si annullano a vicenda, pur dando vita ad una partita spettacolare che finisce con due gol per parte. Apre le marcature Obiang al 15’ per la Sampdoria, poi, nell’arco di quattro minuti (30’-33’) l’Udinese ribalta il risultato con Geilo e Danilo, ed infine è Gabbiadini al 60’ a fissare il risultato sul 2-2. Per i blucerchiati aver agganciato il Napoli è una consolazione parziale, se si pensa che con uno sforzo in più avrebbe potuto riconquistare quel terzo posto in solitudine che era stato suo fino a qualche settimana fa. Va peggio al Genoa, sconfitto dal Torino tornato grande nel proprio nido, grazie a Glik, il suo “agente” venuto dal freddo: è proprio il polacco, infatti, con la sua doppia firma (52’ e 63’), a rovesciare il risultato di una gara iniziata nel migliore dei modi per i grifoni, in gol al 42’ con Iago. Ancora rocambolesca Atalanta, più zemaniana del Cagliari: affondata dal Palermo nei primi quarantacinque minuti al “Fratelli d’italia”, riesce a rimontare nella ripresa con la sua consueta caparbietà. La giostra dei gol inizia col palermitano Rigoni al 6’, seguito dal compagno Vazquez al 16’; al 40’ l’atalantino Denis dimezza le distanze, ma proprio a fine primo tempo i siciliani calano il tris ancora con Vazquez. Al 55’ Moralez fa 2-3, e poi al 76’ Denis si regala una doppietta che consente ai nerazzurri di salvare una gara che sembrava perduta. Simile a quello della gara di Bergamo è stato l’andamento della sfida che ha chiuso il turno la sera del 21: anche al “Meazza” si sono visti dei colori nerazzurri scendere all’inferno e poi salire a riveder le stelle, da un tempo all’altro. Alla fine del primo tempo di Inter-Lazio, infatti, sembrava che gli ospiti biancocelesti avessero annichilito gli uomini di Mancini, grazie all’implacabile doppietta di Felipe Anderson, in gol al 2’ e al 37’. La ripresa, però, per l’Inter è stata tale in tutti i sensi, e, dopo aver costretto Kovacic a fare gli straordinari della sua classe al 66’, la squadra ambrosiana ha trovato nel giovane Bonazzoli, subentrato al 76’ a Guarin, un leader inaspettato, sicuramente futuribile: all’80’ con una punizione questi si fa suggeritore del gol-pareggio di Palacio, che era a secco di reti proprio dai tempi dell’ultima sfida dell’Inter con la Lazio (4-1, 10 maggio 2014).

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