Serie A, che fine hanno fatto le grandi terze?

Resiste solo il Napoli, e si vede

pubblicato il 10/11/2014 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Maurizio Sarri

Sabato 8 e domenica 9 novembre 2014. È stata celebrata l’XI giornata di serie A. Giornata che ha fatto registrare un’ecatombe delle grandi terze, intendendo per terze le squadre che, anche in gruppi, occupano i due gradini immediatamente sotto la prima e la seconda in classifica. Dal mucchio emerge il Napoli, che fa sua la partita di Firenze con Higuain al 62’ e si porta al terzo posto in solitudine.   Così in vetta al campionato, almeno per questa settimana, si ricostituisce la “santissima trinità” dello scorso anno. Il Sassuolo continua a far punti con la politica dei piccoli passi, ma forse con l’Atalanta sciupa una ghiotta occasione per fare un bel balzo oltre la zona di sopravvivenza: al Mapei Stadium non va al di là dello 0-0. Bloccata in casa dal Milan la Sampdoria, che subisce il colpo del gol a freddo di El Shaarawy al 9’ e ci mette un tempo intero per riorganizzarsi e rimontare, con Okaka al 45’. Nella ripresa altro gol-lampo iniziale, stavolta dei padroni di casa: Eder insacca al 50’ e li porta in vantaggio. Ci sono tutte le premesse per diventare secondi per una notte, in condominio con la Roma (la partita è stata giocata sabato), quando Mesbah, quindici minuti dopo la rete di Eder, diventa l’uomo-partita per i blucerchiati. Naturalmente in negativo. Sciaguratamente il difensore tocca il pallone col braccio nella sua area di rigore e regala un penalty ai rossoneri: da l dischetto Menez non fallisce e consegna la gara agli archivi. Al Sant’Elia il Genoa pronto a invadere l’alta classifica si fa mettere a dieta dal Cagliari: e alla fine deve ringraziare la capacità di autodistruggersi degli isolani zemaniani, che, passati in vantaggio al 15’ con Farias, firmano poi il “pareggio” con Rossettini al 53’. Nel finale Perin salva il risultato, neutralizzando un rigore di Avelar (75’). Continua a perdere terreno l’Udinese, che, partita per fare un sol boccone del Palermo al “Barbera”, e andata  in gol praticamente subito, al 5’ con  Thereau, si fa raggiungere da Dybala al 43’ su rigore. Nella ripresa al minuto 78 altro rigore per il Palermo, che stavolta Dybala fallisce: così Stramaccioni riesce a ridurre al minimo i danni.  Un ottimo Empoli al “Castellani” prevale sulla corazzata-Lazio: vittoria importante interamente costruita nel secondo tempo, con i gol di Barba al 53’ e di Maccarone al 55. Inutile per i biancocelesti il gol di Djordjevic al 65’. Alla squadra di Sarri, oltre che per il bel risultato, bisogna fare i complimenti anche perché è l’unica, di questi tempi, a riuscire a mandare in gol una razza di calciatori in via di estinzione sotto porta in serie A: quelli italiani.   
Che dire di questa Juventus eterna dominatrice nella massima platea calcistica nazionale? Che è incerta e pasticciona con le squadre del resto d’Europa, anche quelle di caratura medio-bassa, così come è straripante con le “deboli” del campionato italiano? Il 7-0 che gli uomini di Allegri rifilano al Parma nella loro tana sembra una lezione di superiorità fin troppo severa per la truppa emiliana, appena reduce dal primo acuto stagionale. Llorente al 24’ e al 36’, Lichtsteiner al 29’, Tevez al 50’ e al 58’, Morata al 75’: per Donadoni, di colpo, è di nuovo notte fonda. La Roma, delusa dalla Champions, continua a stare alla ruota dei bianconeri: all’Olimpico la sua vittima è il Torino, che, al contrario dei capitolini, proprio in Europa trova le sue soddisfazioni maggiori: ma il campionato no, quest’anno non e proprio capitolo per i granata. I gol di Torosidis all’8’, di Keita al 27’ e di Ljajic al 58’ sono un messaggio chiaro per gli uomini di Ventura: meglio guardarsi alle spalle e puntare tutto sulla prosecuzione del proprio cammino in Europa League. Arriva la prima vittoria casalinga per il Chievo: contro il Cesena, diretta concorrente nella lotta per la salvezza, è stato il veterano Pellissier, in gol al 48’ e al 90’, a regalare la prima gioia a Maran e la seconda al presidente Campedelli,  che dal 14 settembre (vittoria a Napoli) non esultava più , e proprio per questo era stato costretto a sacrificare Corini. No, la maldestra autorete di Guana all’87’ davvero non poteva sporcare questa giornata di gloria. A San Siro pareggio-beffa per l’Inter contro il Verona: passati in svantaggio dopo soli 10’ per opera del sempiterno Toni, i nerazzurri ribaltano il risultato con una doppietta dell’argentino Icardi (18’ e 48’), e, quando l’aggancio al Milan sembrava a portata di mano, Nico Lopez all’89 strozza in gola a Mazzarri l’urlo di gioia. Arriverà il tecnico di San Vincenzo all’appuntamento col derby stracittadino, fra due settimane?

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