Su Radiobici Maurizio e Gianluca: due cronisti a pedali

E' un format all'insegna dell'originalità quello di Radiobici, tanti i chilometri pedalati in tandem per raccontare i fatti del Paese

pubblicato il 10/11/2014 in Interviste da Desirè Sara Serventi
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Desirè Sara Serventi

Un format all’insegna dell’originalità quello di Radiobici, dove le notizie dei cronisti Maurizio e Gianluca, scorrono tra una pedalata e l’altra, percorrendo in tandem tutta l’Italia. Radiobici è un tandem multimediale che trasmette su diverse piattaforme e su cui sono saliti i principali personaggi della politica italiana tra cui lo stesso Matteo Renzi, ma anche artisti imprenditori e tanti altri hanno accettato di essere intervistati salendo in bici. A parlare di questo format i due cronisti a pedali, Maurizio e Gianluca.


Maurizio e Gianluca voi avete scelto un format abbastanza originale, come è nata l’idea del tandem?
G: L'idea è stata di Maurizio, era un momento particolare nella vita del Paese, la crisi economica era al massimo della sua ferocia. É nato come un bisogno di partire e di rimettersi in gioco anche a livello professionale, in sella alla bici che è una nostra passione.

Perché la voglia di raccontare il Paese in movimento?
G: L'idea di un report lungo tutto il Paese credo serva a smentire una certa retorica che parla di un'Italia divisa che difficilmente riesce a stare nelle pagine della stessa storia. E poi viviamo in un Paese bellissimo, percorrerlo in bici è fantastico ed è un atto di giustizia verso un paesaggio che maltrattiamo ogni giorno.

M: La bicicletta rappresenta poi uno strumento prezioso per conoscere il territorio, quando attraversiamo i paesi con la Radiobici siamo subito al centro dell'attenzione e la gente ci avvicina spontaneamente, da questi incontri iniziano le nostre storie.

Ci parlate della vostra carriera?
M: Ho iniziato a fare radio quando avevo 18 anni, non ho mai smesso. Più che di carriera io parlerei di libertà condizionata. Lavorando sette giorni su sette la redazione a volte rischia di essere una prigione. L'intuizione di Radiobici è stata una liberazione, trasferire il luogo di lavoro dalla scrivania al tandem ci ha reso più vicini alle cose di cui parliamo e ci ha regalato parecchia libertà.

G: Mi considero uno dei tanti ragazzi italiani con una laurea in tasca e voglia di mettersi in gioco. Anche se il paese di opportunità all'altezza del proprio percorso di studi ne offre ben poche. Il mio sogno è sempre stato quello di fare il giornalista, tra un'esperienza e l'altra ho incontrato Maurizio che mi ha offerto una bella sfida e ho accettato.

Chi sta al volante e al microfono?
G: Al microfono entrambi, al volante generalmente Maurizio. Potrei dire che lo faccio perché sono scaramantico, ma in realtà mi piace semplicemente farmi scarrozzare su e giù per l'Italia.

M: Potrei replicare dicendo che mi piace guidare, ma in realtà ho accettato di essere il timoniere, ottenendo in cambio un ottimo capitano, sono stato sollevato dalla responsabilità di interpretare la mappa del viaggio, che non è poco.

Parliamo di chilometri quanti ne avete percorso sul vostro tandem?
M: I chilometri pedalati sono circa 20 mila in tre anni, nulla di eclatante per un ciclista. A rendere particolare la nostra esperienza sono i bagagli che ci portiamo sempre dietro: circa 200 kg in movimento, una redazione a pedali.

Principalmente di cosa vi occupate?
G: Ogni anno il nostro viaggio in Italia ha un tema diverso: all'inizio della crisi economica abbiamo parlato dell'impresa che resiste, poi delle città e di mobilità dolce, quest'anno di cibo anticipando così di qualche mese Expo. La grande trama che tiene insieme tutto questo è l'attenzione alla sostenibilità, all'innovazione e ai diritti in un Paese che malgrado tutto si muove.

Nel vostro tandem avete ospitato politici artisti e tanti altri personaggi, volete raccontare quando a salire sul vostro tandem fu Matteo Renzi e cosa ne pensate del governo Renzi?
G: Renzi al governo e Renzi sulla Radiobici sono molto simili: tanto dinamismo, ma anche un po' di arroganza e soprattutto voglia di fare di testa propria. La sua energia per il Paese è fondamentale, sempre che non lo porti a fare gravi errori.

M: Faceva ancora il sindaco a Firenze, sono rimasto molto colpito dalla sua capacità di raccontare anche le cose che in realtà non ha mai fatto. La sua città non brilla in tema di mobilità dolce e i ciclisti fiorentini conoscono bene le promesse che Renzi ha fatto in campagna elettorale senza poi mai mantenerle.

Se al governo ci fosse il M5S pensate che le cose andrebbero meglio?
G: Al M5s va riconosciuto il merito di aver innescato nuovi momenti di partecipazione alla vita pubblica, che si sono rivelati positivi soprattutto a livello locale, con tante buone esperienze. In Parlamento, dove hanno prevalso le logiche di Grillo, i risultati e la linea scelta sono da dimenticare.

M: Non lo so, non ho la sfera di cristallo e qualsiasi risposta potrebbe suonare come un pregiudizio. Se mai vinceranno le elezioni scopriremo che cosa sanno fare. Nei comuni che amministrano dove siamo stati (Mira e Parma) abbiamo scoperto che sono ottimi amministratori, ma come sempre sono le persone a fare la differenza, non gli schieramenti di appartenenza.

In tour da una parte all’altra dell’Italia, ma le vostre tappe su quali basi vengono scelte?
G: Alla base di tutto c'è l'obiettivo di raccontare l'Italia, per cui alcune tappe sono di fatto obbligatorie, penso soprattutto alle città più grandi. Il resto invece dipende principalmente dai nostri temi fondamentali, ma anche da noi e dalla nostra curiosità. Dobbiamo ammettere che se possiamo aggiungere qualche giorno di sole al Sud e soprattutto nelle isole, non ci facciamo pregare.

Vi faccio alcune domande a raffica. Tra i vari personaggi che avete incontrato, c’è qualcuno che si è rifiutato di salire sul tandem e quale la motivazione data? Il personaggio più simpatico? Il personaggio poco simpatico?
M: Quando salgono sulla bici diventano tutti simpatici, in tre anni c'è stato solo un personaggio che ha perso le staffe: ha lanciato una telecamera per terra e ha avuto una sorta di crisi di nervi. L'intervista non è mai stata pubblicata e trattandosi di un personaggio noto non posso dire di chi è. Posso solo dire che si arrabbiò molto perché non gli chiedemmo nulla del suo ultimo romanzo.

Secondo voi il giro in tandem rende più agevole e amichevole l’intervista?
G: In realtà all'inizio la bicicletta crea un po' di paura nell'ospite, perché si deve far trasportare su strada. Abbiamo un filmato di Cacciari in cui per due minuti buoni è un continuo “oddio, oddio, oddio”. Poi però una volta partito la pedalata, il contatto tra la gente, il vento tra i capelli trasmettono belle sensazioni e in molti intervistati questo poi si nota.

Il vostro successo da cosa dipende?

G: Sicuramente l'originalità dell'intervista in bici ha aiutato, poi credo ci siano due fattori: da un lato il clima di riscoperta della bicicletta sia per la mobilità, sia per la sostenibilità, dall'altro la vicinanza tra noi e le persone che intervistiamo. Dopotutto noi abbiamo pedalato e faticato per raggiungere ogni singolo ospite e questo accorcia le distanze, crea un prodotto più genuino e meno pretenzioso.

Gianluca e Maurizio volete dare un consiglio ai lettori?

M: Come no, adoro dare consigli: compratevi una bici, vi aiuterà a recuperare un sacco di emozioni.

G: Mettetevi in gioco anche voi, con o senza bici e seguite il nostro viaggio, che non ci fermiamo qui.

 

 

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