Pronta la pelle artificiale che ha il senso del tatto

la prima protesi che sa trasferire al cervello le percezioni che avverte

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 16/10/2015 in Scienza e Tecnologia da Laura Piana
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Laura Piana

Perdere un arto è uno dei traumi più difficili da accettare sia fisicamente che psicologimente. La ricerca scientifica ha fatto grandi passi in avanti riguardo le protesi, creando arti sempre più simili a quelli anatomici.

Dalla California arriva un ulteriore speranza, infatti è stata realizzata la prima pelle artificiale con il senso del tatto.

Interamente fatta con materiali plastici, ma in grado di percepire la pressione. Per ora questa pelle sintetica rileva soltanto la pressione, e non l'intera varietà di sensazioni percepite dalla pelle umana, ma rappresenta un importante passo avanti nella realizzazione di protesi per braccia e gambe sempre più sofisticate.

Il cuore di questa pelle artificiale è un sistema composto da due strati di plastica: uno esterno che, come la pelle umana, crea il meccanismo del tatto e sente i diversi tipi di pressione, da quella di un dito che sfiora a quella di una salda stretta di mano; lo strato interno funziona come un circuito per il trasporto dei segnali elettrici, traducendoli in stimoli biochimici 'leggibili' per i neuroni.

Per trasmettere l'impulso elettrico i ricercatori hanno cosparso miliardi di nanotubi di carbonio, organizzati in minuscole piramidi, su una 'cialda' di plastica. In questo modo la pressione esercitata sui sensori di plastica schiacciava i nanotubi, facendo condurre loro l'elettricità. Infine hanno sperimentato, sui topi, che il segnale elettrico può essere riconosciuto dal sistema nervoso, con una fila di neuroni per simulare il sistema nervoso, trasformando i segnali di pressione elettrica della pelle artificiale in impulsi luminosi che attivavano i neuroni.

Gli ingegneri di Stanford stanno adesso lavorando a diversi sensori capaci di replicare i sei  tipi di meccanismi biologici di sensazione nella mano umana e creare delle connessioni forti tra l'arto bionico e il sistema nervoso.

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