La luce e le nuove forme di prevenzione delle frane

Fibre ottiche posizionate nei lati delle montagne a rischio: semplificare il monitoraggio delle frane.

pubblicato il 02/10/2014 in Scienza e Tecnologia da Veronica Murru
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Veronica Murru

È stata presentata una nuova tecnica che rivoluzionerà i metodi di monitoraggio delle frane nelle zone più a rischio. Attraverso una rete di fibre ottiche, si potrà coprire una più ampia area e in tempo reale.

A sviluppare la tecnica sono stati dei ricercatori italiani della Seconda Università di Napoli, coordinati da Luigi Zeni. È stata poi presentata negli Usa, a Tucson, durante il convegno internazionale sulle nuove frontiere nelle fibre ottiche. Si tratta di una sorta di “sistema nervoso” di sensori in fibra ottica che vengono posizionati nei lati delle colline e dei monti a rischio di scosse sismiche o di altro genere, e quindi di frane.
Attraverso queste reti di fili, simili alle fibre ottiche usate per la comunicazione, si possono trasmettere le informazioni su tutti i movimenti, anche quelli più impercettibili, che avvengono nel sottosuolo. Un impulso di luce laser, percorrendo tutta la rete, fa si che si rilevi il movimento del terreno che crea delle compressioni nelle fibre alterandone il segnale. È una semplificazione dei sistemi tradizionali di monitoraggio dei terreni che oggi avviene ancora con piccoli dispositivi letti manualmente. Infatti in futuro si potrà avere una più efficiente rilevazione dei movimenti del sottosuolo e con la possibilità di venirne a conoscenza subito, in tempo reale. È un passo avanti importante nel campo della prevenzione, basti pensare a quelle aree in cui anche di recente sono avvenute frane e spostamenti di terra e acqua, come il caso dei vulcanelli a Macalube d'Aragona, senza dare il tempo sufficiente, a chi era nelle prossimità delle zone colpite, di poter evacuare.

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