Corrente del Golfo: anatomia di un disequilibrio climatico

Il rallentamento della AMOC e le preoccupanti conseguenze su scala globale

pubblicato il 20/03/2021 in Scienza e Tecnologia da Alfio Moscarella
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Alfio Moscarella

C'è una notizia che rimbalza su vari giornali da almeno una settimana e i titoli che si susseguono, solo leggermente diversi tra testata e testata, convergono tutti in una realtà ben evidente: “Corrente del Golfo mai così fredda”. La notizia proviene da una pubblicazione su Nature Geoscience dello scorso 25 febbraio, frutto di uno studio congiunto del Potsdam Institute for Climate Impact research e dell'Irish Climate Analysis Unit della Maynooth University. Il focus di quella che è per ora solo una breve comunicazione, riguarda un rallentamento della AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation) ossia il “capovolgimento meridionale della circolazione atlantica”, un fenomeno racchiuso nella più nota Corrente del Golfo. Ciò che i ricercatori riferiscono è che, dopo lunghi periodi di stabilità -quasi 1600 anni- questa corrente ha subito un rallentamento iniziale nel XIX secolo, seguito da un secondo rallentamento verso la metà del XX secolo, per indebolirsi drasticamente nell'ultimo decennio. Le ripercussioni sul clima mondiale? Enormi. A questo punto però le nozioni sono molte e di per sé complesse, soprattutto perché è necessario chiarire come il raffreddamento di una corrente sia connesso al suo indebolimento, e soprattutto come questo possa incidere sul generale clima del pianeta Terra.

La Corrente del Golfo è solo parte di un grande sistema di ripartizione delle correnti marine chiamato “circolazione termoalina” o, più comunemente, “nastro trasportatore globale”. Come appunto un grande nastro trasportatore, le correnti oceaniche globali tendono a “trascinarsi” reciprocamente, alimentando un moto quasi perpetuo di circolazione delle acque.

CIrcolazione termoalina

Termoalina” è invece una parola chiave che spiega come il movimento di queste correnti sia innescato da temperatura e salinità delle stesse acque, in quanto si tratta della circolazione di correnti profonde, non influenzate dall'azione dei venti atmosferici. In questo grande nastro trasportatore, è nella Corrente del Golfo che va cercato il principale motore della circolazione oceanica.

Accade infatti che le acque tropicali del Golfo del Messico, soggette ad una costante insolazione, si scaldino tanto da evaporare in gran quantità. La porzione di acqua sottratta ai mari, immessa in atmosfera, viene restituita al suolo dalle piogge tropicali. Al tempo stesso, le acque marine non evaporate si arricchiscono in sali, diventando molto dense e determinando la nascita della Corrente.

Porzioni di acqua a diverse densità tendono infatti a non mescolarsi, me bensì a stratificarsi, con l'acqua più densa e pesante nel fondo, sovrastata da volumi via via sempre meno densi. A determinare la densità sono due fattori: salinità e temperatura. L'acqua del Golfo, sebbene molto salata, è anche molto calda, e questo tende ad impedirne l'affondamento negli strati inferiori.

Corrente del Golfo 

In questa fase iniziale sono i venti occidentali a spingere l'acqua fuori dai Caraibi per immetterla nell'Oceano Atlantico. Qui inizia il nastro trasportatore e la Corrente del Golfo, che arriva a muovere una quantità d'acqua 500 volte superiore al Rio delle Amazzoni, attraversa l'oceano per gettarsi nei mari del Nord Europa. Bisogna immaginare questa corrente come un fiume che scorre nell'Atlantico, non intaccato dall'acqua circostante e che si muove ad una sua velocità, lungo una sua direzione. Giunta a Nord, dopo aver toccato le coste britanniche e islandesi, quest'acqua molto salata si raffredda. Il raffreddamento contribuisce notevolmente ad appesantire questa corrente, che si inabissa letteralmente verso il fondale oceanico. È l'immersione di questa corrente a “trascinare” le porzioni che lasciano il Golfo per attraversare l'Atlantico, determinandone anche la velocità di scorrimento, e quindi la sua “forza”. Il tragitto di questo flusso tropicale non avviene senza ripercussioni sul clima locale, in quanto riesce a scaldare le masse d'aria circostanti, garantendo quindi un regime di temperature più alto sull'Europa occidentale. Basti pensare infatti che Lisbona e New York giacciono sulla stessa latitudine, sebbene la città americana sia soggetta a temperature invernali molto severe. La nuova corrente profonda formata nei mari settentrionali, assume qui il nome di “corrente nord-atlantica profonda” (NADWNorth Atlantic Deep Water). Questa corrente scorre rasente il fondale lungo le coste orientali degli Stati Uniti, congiungendosi nell'Atlantico meridionale ad una terza corrente di origine antartica (AABWAntarctic Bottom Water) fredda e ad altissima concentrazione salina, e per questo molto profonda.

Aree soggette all'immissione di aria calda in atmosfera

Sebbene il “nastro trasportatore” scorra anche nell'Oceano Indiano e nel Pacifico, è il bilancio tra Corrente del Golfo, NADW e AABW a stabilizzare il clima attuale. L'equilibrio può essere però destabilizzato cambiando le proprietà fisiche di queste acque, e in particolare quelle calde della Corrente del Golfo. Al riguardo, gli scienziati hanno coniato il termine “de-densificazione”, ossia l'abbassamento di densità di questa corrente per mezzo dell'immissione di acqua dolce nel suo tragitto, e/o di un anomalo riscaldamento nei mari nordeuropei. Con l'aggiunta di acqua dolce, la corrente avrebbe una concentrazione salina minore, diventando più leggera. Allo stesso modo, un eccessivo riscaldamento delle acque settentrionali rallenterebbe il suo affondamento. Questo rallentamento spingerebbe con meno energia la NADW, condizionando l'intero “nastro trasportatore”. L'afflusso di acqua dolce potrebbe arrivare dal ghiaccio continentale di fusione della Groenlandia, che non solo diluirebbe la corrente del Golfo, ma la raffredderebbe lungo il suo tragitto. Questo raffreddamento impedirebbe quindi il rilascio di calore negli strati atmosferici sull'Europa occidentale. Ciò spiega come una Corrente del Golfo fredda risulti anche debole.

Ripartizione di acque calde e fredde nell'Atlantico

Questo trend rientra nelle previsioni di diversi modelli teorizzati in climatologia. Avendo la Corrente del Golfo un'influenza principalmente invernale, il suo indebolimento comporterebbe un drastico irrigidimento delle temperature negli inverni europei, mantenendo comunque dei picchi caldi in estate. Ciò instaurerebbe sul settore nord occidentale del Vecchio Continente un'escursione termica annua paragonabile a quella registrata in Alaska. La concretezza di questo rischio non è solo legata a previsioni future, ma ci sono testimonianze nel record geologico che raccontano di diverse interruzioni della Corrente del Golfo, tali da apportare drastici inasprimenti del clima, con drammatiche enfatizzazioni dei fenomeni meteorologici in brevi lassi di tempo. Si tratta degli eventi di Heinrich e di Dansgaard-Oeschger, provocati dalla fusione di numerosi iceberg atlantici a basse latitudini, tanto da interrompere la Corrente del Golfo e destabilizzare l'equilibrio climatico globale nel giro di pochi anni. Si ritiene che simili dinamiche abbiano provocato anche l'improvvisa e drammatica glaciazione del Dryas recente, appena 11.000 anni fa, un evento climatico che ha ispirato il film The Day After Tomorrow (2004).

Un'immagine tratta dal film The Day After Tomorrow

Modello di interruzione della Corrente del Golfo ipotizzato per un evento di Heinrich

Leggendo gli indizi del passato terrestre, è quindi possibile prevedere un ulteriore scenario guidato dall'interruzione della Corrente del Golfo. Ad oggi, non si può escludere che il rallentamento della AMOC sia legato al Global Warming e alla velocità con cui grandi masse di ghiaccio continentale vengono riversate in mare. Ciò che si teme maggiormente è il raggiungimento di una “de-densificazione” irreversibile che inneschi un'interruzione di questa corrente. I modelli teorici e le prove a favore, a fronte di un inasprimento dei fenomeni meteorologici negli ultimi decenni, rendono la comunicazione su Nature Geoscience l'ulteriore campanello di allarme di un cambiamento in atto, di cui è necessario prendere coscienza.

 

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