Dryas octopetala: il silenzioso testimone di uno dei più drammatici cambiamenti climatici della storia

Solo apparentemente delicato e fragile. Il Camedrio alpino aspetta silenziosamente il momento di tornare ad espandersi nel mondo

pubblicato il 22/11/2020 in Scienza e Tecnologia da Alfio Moscarella
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Alfio Moscarella

Sull'arco alpino, come anche sull'Appennino settentrionale e centrale, a circa 2000 metri di altezza sorge una piccola pianta perenne chiamata Dryas octopetala, comunemente nota come Camedrio alpino. Solo all'apparenza fragile e delicato, con i suoi fiori bianchi, il Camedrio sorge in presenza di calcari ben asciutti: ghiaie, rupi, detriti vari e pascoli rocciosi. Al di fuori dell'Italia è diffuso nelle zone montane europee, asiatiche e nordamericane, e da sempre questa pianta è utilizzata in infusi e decotti, per favorire la digestione o per curare infezioni di vario tipo. Ma il Camedrio nasconde anche un segreto vecchio di millenni e che noi, generazione dopo generazione, abbiamo dimenticato. Questa pianta è infatti il silenzioso testimone di un drammatico e improvviso stravolgimento climatico, un devastante colpo di coda del gelo quando ormai l'ultima, grande, glaciazione sembrava terminata.

Camedrio alpino

Spesso, quando si parla di “ere glaciali” o di “Era Glaciale”, indicando quel lungo periodo coinvolto dal ciclo delle glaciazioni, si pensa al tutto estremizzando il concetto di freddo che ognuno di noi sperimenta in inverno. Si immagina allora il vento, la neve, le freddi piogge che gelano le ossa per lunghi periodi. Sembra strano, ma una glaciazione è invece caratterizzata da una parola totalmente opposta ad ogni previsione: aridità.

 

Paesaggio della tundra

Verso la fine dell'ultimo, grande, evento glaciale, circa ventimila anni fa, si stima che le precipitazioni globali siano diminuite del 10%. Le basse temperature di quel periodo, avevano instaurato sulle regioni interessate dalle calotte glaciali degli “anticicloni freddi” (masse d'aria stabile con venti divergenti) accompagnati dalla diminuzione di evaporazione e del tenore di umidità in atmosfera. La diretta conseguenza di ciò è stata una drastica riduzione delle precipitazioni globali. Questa aridità diffusa era particolarmente forte nelle aree coperte dai ghiacci, come anche in quelle subito adiacenti. Sul nostro pianeta sorgevano tre enormi masse glaciali: la Laurentide in Nord America, la Groenlandia, e la grande massa scandinava, che dal nord arrivava a coprire quasi totalmente le isole britanniche. Le correnti anticicloniche che circondavano le grandi masse glaciali, trasportavano su lunghe distanze una polvere fine, figlia della continua erosione rocciosa provocata dal movimento dei ghiacci. Questa polvere, loess, formava estesi depositi in Nord America, Europa e soprattutto Asia. Sappiamo che regioni aride nel nostro continente erano la Germania centrale, la Polonia, la Russia centrale e meridionale, ma anche la nostra Pianura Padana, che al tempo occupava anche zone oggi sommerse dall'Adriatico settentrionale, collegando in un certo senso l'Italia all'est Europa. Dove non c'era il loess o dove non c'era la tundra, nelle regioni limitrofe alle masse glaciali, c'era una diffusa steppa. In Europa, per incontrare della vegetazione arborea bisognava spostarsi in qualche distretto più meridionale, in cui riuscivano a crescere piante adatte ai climi freddi come l'assenzio o il pigamo. Nelle aree marittime di Cornovaglia o Irlanda meridionale nascevano betulle e piccoli salici. Nella Guascogna era possibile incontrare qualche bosco di quercia o nocciolo. Per il resto, l'Europa occidentale era una landa desolata con poca vegetazione e priva di alberi, mentre deserti aridi caratterizzavano il versante orientale. Un'eccezione la rappresentavano le aree meridionali interessate dal loess, in cui crescevano rade piante erbacee. Le regioni mediterranee erano segnate dalla steppa, mentre le sole aree in grado di ospitare boschi o una macchia mediterranea simile a quella attuale erano in Nord Africa, con l'eccezione di alcuni piccoli distretti in Spagna e Sicilia.

Paesaggio della steppa

Con l'intenso riscaldamento climatico al termine della glaciazione, in un periodo definito“interstadiale Alleröd, circa tredicimila anni fa, il quadro iniziava a cambiare profondamente. Lentamente, i ghiacciai della Laurentide e della penisola scandinava si assottigliavano e arretravano. Il ritiro delle immense masse glaciali scopriva grandissimi laghi continentali in grado di incidere sui climi regionali. Le acque di fusione americane ed europee venivano riversate in grandi quantità sull'oceano Atlantico. In Europa i ghiacci avevano scoperto le isole britanniche, e in luglio le temperature arrivavano a 12 gradi. Avanzavano sempre di più i boschi di betulle, indice di un clima temperato-freddo. Il mondo si stava repentinamente scaldando. Forse troppo.

Distese di loess in Cina

In effetti, per quanto si voglia considerare positiva una tendenza globale verso le condizioni “attuali”, non bisogna tanto guardare le temperature assolute quanto la velocità con cui vengono raggiunte. Nell'interstadiale Alleröd, lo scioglimento della Laurentide convogliava le acque di fusione nel Mississipi, riscaldandole gradualmente e scaricandole nel Golfo del Messico. Alla fine di questo periodo, i ghiacci americani erano talmente arretrati da aprire un nuovo drenaggio molto più a Nord. Questo pesante deflusso di acque di fusione, provenienti dai ghiacciai e dai laghi continentali, riversava nell'Atlantico settentrionale una lente di acque fredde e a bassa salinità che potevano gelare facilmente. Questo comportava uno spostamento verso sud del punto di incontro delle acque fredde con quelle calde, e del fronte polare atmosferico. È impossibile dire a quanto ammontasse il tasso di riscaldamento, ma deve essere stato molto veloce, talmente veloce da impedire alla Terra di ripristinare un certo equilibrio, provocando una nuova glaciazione improvvisa e velocissima. Questa glaciazione viene chiamata Dryas, perché sappiamo che quel freddo improvviso è stato accompagnato dall'espansione globale del Camedrio alpino. Una lama gelida nel cuore della Terra, potrebbe essere questa una definizione del Dryas. Una glaciazione improvvisa durata pochissimo, cinque secoli, e scomparsa altrettanto improvvisamente, con un ritorno a temperature miti in appena un cinquantennio. Si stima che in Groenlandia in quel periodo, le temperature siano aumentate addirittura di sette gradi.

L'evento del Dryas in un grafico delle temperature

La domanda sorge spontanea. I cambiamenti climatici attuali potrebbero portare a un nuovo Dryas? Questa è un'opzione che è seriamente presa in considerazione. Non ci si aspetta una nuova glaciazione, ma si teme comunque una drastica inversione delle temperature in un futuro prossimo. Lo studio della natura non è una scienza esatta, e sono impossibili dei ferrei modelli matematici proiettati al futuro. Possiamo però studiare il passato, per capire cosa c'è stato e cosa può ancora tornare. È il caso del Camedrio, che cresce oggi in quei luoghi colonizzati soprattutto nel Dryas, tuttora idonei a garantirne la vita. Per ora rimane lì, in montagna, tra le rocce, come se aspettasse il momento giusto per espandersi di nuovo nel mondo.

Una scena del film "The Day After Tomorrow"

 

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