Le risposte alle domande più diffuse sulla conservazione delle staminali del cordone

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 26/09/2018 in Scienza e Tecnologia da DigitalPr
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2018

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

L’argomento cellule staminali del cordone ombelicale è sempre più conosciuto, ma sono ancora tante le risposte ad alcune domande che le coppie in procinto di avere un bambino vorrebbero. Ecco le risposte alle domande più comuni.

Quali figure sono abilitate a prelevare il sangue dal cordone ombelicale?

Per il prelievo del sangue cordonale ci si appoggia a figure abilitate. Di solito sono infermieri, ostetriche e medici ginecologi.

Posso conservare cellule staminali cordonali in strutture private o rischio di violare la legge?

In Italia è legate conservare il cordone ombelicale privatamente, ad alcune condizioni. Il Decreto Ministeriale 18 novembre 2009 impone che la conservazione avvenga presso biobanche situate su suolo estero. Di conseguenza, è necessario inviare il campione di sangue cordonale all’estero con un apposito nulla osta per il trasferimento.

Perché scegliere la conservazione privata del cordone ombelicale e quali sono gli eventuali problemi?

I vantaggi della conservazione privata:

  • conservare il cordone ombelicale permette di avere accesso alle cellule staminali in qualunque momento. In caso di bisogno, saranno immediatamente disponibili.
  • Le cellule staminali conservate sono compatibili al 100% con il bambino e hanno un’alta compatibilità anche con altri membri della famiglia.

Le possibili criticità:

  • un’eventuale carenza di cellule staminali all’interno del campione raccolto. In alcuni casi il sangue cordonale contiene poche cellule, che risultano insufficienti per un trapianto in relazione al peso del ricevente.

La ricerca scientifica ha già trovato una soluzione a quest’ultimo punto. Grazie alla procedura di espansione in vitro è possibile aumentare il numero delle cellule staminali. In questo modo si ha a disposizione più materiale per il trapianto.

In che modo si determina la compatibilità delle staminali con altri membri della famiglia? Come si procede nel caso in cui un fratello ne avesse bisogno?

Per determinare se un parente può usare le cellule staminali conservate, bisogna valutarne l’istocompatibilità. Trattasi della capacità di una cellula di farsi riconoscere dall’organismo nella quale viene trapiantata. È una caratteristica ereditaria, quindi si riduce assieme al grado di parentela tra donatore e ricevente. Se un genitore ha fino al 50% di probabilità di essere compatibile, un fratello ha solo il 25%.

L’istocompatibilità si misura con degli esami di tipizzazione HLA (Human Luekocyte Antigen), che servono a determinare qual è il grado di compatibilità tra il ricevente e le cellule staminali. In alcuni casi si effettuano i test addirittura prima di crioconservare le cellule staminali: basta un piccolo campione. Ad ogni modo, è possibile farlo anche in un secondo momento.
Nel caso in cui la prima tipizzazione confermi la compatibilità, si va avanti con l’analisi del DNA. Per la conferma definitiva serve invece la MLC (Mixed Linfocyte Culture).

In caso di parto in casa, posso comunque conservare le staminali del sangue cordonale?

È possibile conservare le cellule anche in caso di parto in casa. L’importante è consegnare all’ostetrica il kit di prelievo inviato dalla banca del cordone ombelicale. Inoltre, bisogna accertarsi che abbia la documentazione che spiega come eseguire il prelievo nel modo giusto.

Aspetto due gemelli: devo conservare il sangue cordonale di entrambi?

Se i due gemelli siano omozigoti, è possibile prelevare un solo campione per entrambi. Avendo lo stesso DNA, le cellule staminali saranno comunque compatibili con tutti e due. Se i gemelli sono eterozigoti, invece, è necessario prelevare e conservare il sangue cordonale di entrambi.

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

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