L'istigazione all'anoressia sarà punibile anche con la reclusione

Sotto accusa i siti pro-ana e pro-mia

pubblicato il 05/08/2014 in Salute e alimentazione da Angela Menna
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Angela Menna

Si chiamano pro - ana e pro - mia, i siti che esaltano corpi emaciati e incoraggiano le donne ad assumere comportamenti alimentari deviati. Per questi blog, potrebbe profilarsi l’accusa di “istigazione all’anoressia”, reato punibile con sanzioni salate o addirittura con la reclusione. È quanto si legge nella proposta di legge bipartisan presentata a giugno da Michela Marzano, Mara Carfagna e Valentina Vezzali.

L’introduzione di un comma all’articolo 580 del codice di procedura penale, infatti, prevede multe che vanno dai 10mila fino ai 50mila euro e in alcuni casi anche un periodo di detenzione, proprio per chi “istiga” a comportamenti alimentari “a rischio”. Si tratta di provvedimenti che intendono contrastare la tendenza a promuovere l’utilizzo di pratiche che incoraggiano l’anoressia, specie tra i più giovani. Inoltre, le pene sono più severe per chi commette il reato ai danni di un minore.

Secondo l'OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), l’anoressia e la bulimia costituiscono la seconda causa di morte tra gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali. Una vera e propria piaga sociale che conta circa 3 milioni di nuovi casi all’anno.

Diffusissimi in tutta Europa, i siti pro-ana e pro-mia sono stati bloccati nel 2008 in Francia, mentre Germania, Inghilterra e Italia si apprestano ora a legiferare sul reato di istigazione ai disturbi alimentari .

 

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