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Per dimagrire basta calcolare l'IQD

Lo conferma l'Università 'La Sapienza' di Roma

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In genere, uno dei modi per perdere peso, risiede nel controllare la quantità di calorie che quotidianamente assumiamo.

L'IQD, l'indice della qualità della dieta, si basa sul presupposto che a determinare i chili di troppo, non è la quantità di valori energetici assimilati, ma la qualità presente in essi. Il nuovo indicatore è stato individuato dai ricercatori della sezione di Fisiopatologia medica ed endocrinologia del Dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università 'La Sapienza' di Roma. Una positiva aspettativa, che giunge dal congresso regionale della Società italiana dell’obesità (Sio), che si è svolto sabato 14 dicembre a Roma al dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali dell’Università capitolina. In sintesi, bisognerebbe evitare cibi ad alto rischio sovrappeso, come glicidi, carboidrati, alcuni tipi di formaggi, zuccheri e grassi saturi. Ma ci sono anche alcuni alimenti che, affiancati ai primi, possono compensarne i danni, come fibre, verdure e cereali integrali. L' IQD serve, dunque, a ridurre gli effetti dei cibi 'dannosi' attraverso il beneficio apportato dalle verdure.

Per confermarlo, gli specialisti hanno studiato i diari alimentari di 120 persone con alimentazioni molto diverse fra loro (30 vegani, 30 latto-ovo vegetariani, 30 magri onnivori e 30 obesi onnivori), che però assumevano quantità caloriche sovrapponibili.
«A parità di calorie assunte ogni giorno da vegani, vegetariani che includono latte e uova, magri onnivori e obesi onnivori, si evidenziano pesi decisamente differenti», è quanto ha dichiarato Andrea Lenzi,  professore di Endocrinologia e direttore di Fisiopatologia medica e endocrinologia al Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza
Per attenersi ad una corretta alimentazione- sostiene-  «occorre  ridurre l' uso di carni rosse, che oltre a fare ingrassare, aumentano il rischio di malattie correlate all'obesità».

Di conseguenza, bisogna non tanto prestare attenzione alle calorie contenute in un piatto, ma sapere ben integrare i cibi contenenti grassi saturi o glucidi con le fibre.

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