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Meloni: “Referendum banco di prova per il centrodestra”

La leader di FdI a Milano per il “Renzexit” attacca il Premier: “Se perde, in due settimane nuova legge elettorale e lui se ne va”

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“Il referendum costituzionale è un nuovo banco di prova: non solo per raccontare il merito di una riforma pessima, fatta da gente che pensa che il popolo non conti niente, ma anche per raccontare un’idea di riforma alternativa”. Ne è convinta la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che, a Milano per la tre giorni della “Renzexit” organizzata dall’ex ministro della difesa e fondatore di FdI Ignazio La Russa “per mandare a casa il Governo Renzi”, suona la carica nella prima vera manifestazione organizzata dal centrodestra a sostegno del No approfittando anche della balsamica dichiarazione di Silvio Berlusconi.

L’ex presidente del Consiglio, dopo settimane di silenzio non solo ha ribadito l’importanza di “una battaglia che ci vede impegnati con convinzione e con determinazione”, ma ha anche annunciato nelle prossime settimane l’avvio di una serie di manifestazioni per spiegare le ragioni della contrarietà a una riforma “finta”, aggiungendo poi che in caso di sconfitta Renzi “dovrà trarre le conseguenze del fallimento di un progetto al quale ha legato la sua intera azione politica” dimettendosi.

E Meloni, intervistata da Mario Giordano, non si è fatta sfuggire l’occasione per ribadire alcuni dei punti sui quali si dovrà sviluppare l’iniziativa dei contrari alla proposta referendaria da qui al 4 dicembre, assestando un nuovo e durissimo fendente al Premier: “Se Renzi perde il referendum – ha ribadito -, in due settimane si fa una nuova legge elettorale partendo anche da quello che c'è: si fanno le modiche all’Italicum, si adegua al Senato, si mettono le preferenze per eleggere direttamente da chi farsi rappresentare e si mette il premio maggioranza alla coalizione. Dopo due settimane Renzi si dimette e va via. Sarebbe anche simbolico perché la data coinciderebbe con il 21 di dicembre, lo stesso giorno in cui si dimise Monti: poiché Renzi e Monti sono la stessa cosa, la storia si ripeterebbe anche con un certo grado di ciclicità”.

In nessun caso però Fratelli d’Italia darebbe il via al quarto governo non scelto dai cittadini: “Su questo punto – ha concluso - non devono esserci incomprensioni, e se Mattarella dovesse rivelarsi un qualunque Giorgio Napolitano noi chiameremmo fin da adesso gli italiani alla mobilitazione. Dare vita a un esecutivo nuovo per fare la legge elettorale sarebbe solo l’alibi per tenere altri due anni in piedi l'ennesimo governo che fa gli interessi di qualcuno”. Tanti gli esponenti del centrodestra sul palco milanese: da Giovanni Toti a Paolo Romani, passando per Vito Schifani, Gaetano Quagliarello, Raffaele Fitto e Massimo Mauro fino al governatore lombardo Roberto Maroni che si è augurato una rapida ridiscesa in campo di Berlusconi. 

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