Renzo Arbore riporta il tricolore a Pola

L'entusiasmo delle comunità italiane di Istria e Dalmazia

pubblicato il 07/09/2015 in Musica e spettacolo da Giancarlo Giannotti
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Giancarlo Giannotti
ARBORE NELL'ANFITEATRO DI POLA

Un’esplosione d’italianità ieri, sabato sera, tra le millenarie pietre dell’anfiteatro di Pola. Artefice Renzo Arbore, che con la sua orchestra ha  cantato e suonato il suo repertorio classico fatto di antichi ed indimenticabili successi, scatenando l’entusiasmo dei sei-sette mila spettatori, per lo più appartenenti alle piccole comunità italiane d’Istria e Dalmazia.

 Ma molti, forse i più, coi volti rigati di pioggia e di lacrime, erano i figli e i nipoti di quegli  italiani di Pola che nel primo dopoguerra furono sbattuti fuori dalle loro case, dalle milizie comuniste di Tito. Proprio, in quell’anfiteatro, una sera d’Agosto del 1946, in modo del tutto spontaneo, si radunò  l’intera cittadinanza per cantare il “O mia patria si bella e perduta” del “Va pensiero” di Verdi, mentre ancorata al porto li attendeva la nave che li avrebbe portati (o deportati) per sempre in Italia. Era il tristemente famoso “Toscana”.


L’encomiabile iniziativa del Renzo nazionale,  smorza, il ricordo di quel canto mesto che pareva per sempre dovere aleggiare tra quelle mura.
Ieri, infatti,  l’anfiteatro era tutta allegria, classici napoletani, old italian sound,  e un festoso sventolio di tricolori.
Chi l’avrebbe detto, solo poche settimane fa? Un’altra magia del grande Renzo Arbore: tutto cuore e professionalità.


 

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