Simonelli: “La televisione decolla… quando sbarca sulla Luna!”

Cambiati nel tempo i termini del rapporto televisione-realtà

pubblicato il 20/03/2015 in Interviste da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Giorgio Simonelli

A TvTalk è il “professor Televisione”, l’immancabile consulente storico-critico di Bernardini & c.

Ma anche il cicerone che ti piacerebbe avere accanto al divano, per essere guidato tra i programmi tv. Al telefono Giorgio Simonelli, docente di lungo corso di Comunicazioni Sociali, conferma quest’impressione: per quello che può valere, farei un appello a Zapotec e Marlin, i due responsabili del Museo Archeologico di Topolinia, perché mi consentano di perdermi con lui in un viaggio con la macchina del tempo, verso gli albori dell’era televisiva. Sì, più o meno come Dante si augurava di fare con Guido e Lapo dentro “un vasel”, preso “per incantamento” insieme ai suoi amici. Io, almeno, ci ho provato a immaginare di fargli le domande come dentro la cabina di una time machine.


Prof. Simonelli, storicamente la televisione nasce per educare e intrattenere. Tutto ciò che non è educativo né "intrattenitivo", per così dire, non è dunque televisivo, pur essendo trasmesso in tv? Mi riferisco alla “questione dell’informazione”: è non è televisione?

L’informazione è la terza anima televisiva al 100%. Sin dalla sua nascita, accanto a quella educativa e a quella legata all’evasione e all’intrattenimento, la televisione ha una forte componente informativa. La verità è che all’inizio nessuno la crede. L’informazione di serie A, rappresentata dalla carta stampata, considerava quella televisiva come un’informazione di serie B, se non addirittura di serie C, un linguaggio e un contenitore troppo liquidi e troppo poco autorevoli. Tutto era destinato a cambiare, però, quel fatidico 20 luglio del 1969: lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Quel giorno si capì che la televisione poteva diventare un importantissimo strumento di informazione, anzi lo era già di fatto. Perché dimostrò definitivamente la supremazia dell’immagine filmata, e in tempo reale, sulla parola scritta. 

Che differenza c'è tra format e genere televisivo? Sono due concetti coetanei?

Sono due concetti profondamente diversi, e lontani. Il genere è un concetto aristotelico, passato attraverso la letteratura, il teatro, il cinema e la radio. Il format ha a che fare essenzialmente con questioni economiche: Si tratta della delimitazione di un progetto che viene tutelato economicamente.

Dal bianco e nero al colore: solo un'evoluzione cromatica?

Molto di più. Il bianco e nero è simbolo di una televisione, ma prima di tutto di una visione televisiva del mondo, fortemente referenziale;  è la lettura di un mondo che esisteva indipendentemente dalla tv e di cui essa era interprete. La televisione in bianco e nero era in effetti un sistema di segni che rimandavano alla comprensione del reale. Il colore, invece, è la dimensione che non scopre il mondo ma lo costruisce di sana pianta. La televisione a colori vive se stessa proprio come una grande fabbrica della realtà,  al di fuori della quale la realtà non esiste.

Secondo lei il web e l'informatica in genere rappresentano una fase nuova della grande rivoluzione tecnologica massmediale, o sono soltanto l'ultima propaggine di una rivoluzione iniziata sostanzialmente con il trittico telefono-radio-televisione?

Sicuramente la seconda. Il momento tecnologico che viviamo oggi non è che il frutto di un percorso iniziato a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando i primi mass media  portano il mondo in casa. La rete non fa che sviluppare al 1000% questa possibilità. Ma non bisogna mai dimenticare che non ci sarebbe Internet se non ci fosse stato... il grammofono.

Già, il grammofono: come il monolite di Stanley Kubrick in 2001 -Odissea nello spazio. Ecco dove ci ha portato il nostro viaggio a ritroso nell’epopea della comunicazione di massa con la macchina del tempo.
 

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