NADIA CARLOMAGNO RICORDA IL GRANDE VITTORIO GASSMAN

L'artista ricorda il grande attore con il quale ha lavorato nel film " LA CENA" di Ettore Scola

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 07/08/2020 in Interviste da Roberto Mallò
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Roberto Mallò

L’attrice Nadia Carlomagno, volto della soap Un Posto al Sole dove interpreta Nunzio Curcio, ha avuto l’onore nella sua carriera di lavorare anche con il grande Vittorio Gassman. Entrambi sono stati infatti nel cast del film, di Ettore Scola, La Cena. A vent’anni dalla scomparsa dell’attore, che ha impreziosito con la sua arte il mondo cinematografico e teatrale italiano, Nadia lo ricorda in questa breve, ma intensa, intervista. 

Salve Nadia, nella sua carriera d’attrice ha avuto modo di lavorare al fianco di Vittorio Gassman. In quale circostanza?

“Era il 1998 e fui scelta da Ettore Scola per il film “La cena”. Ettore mi vide in scena in un piccolo teatro a Roma, in via dei Coronari, con una commedia scritta e diretta da Roberto Pacini, con Rolando Ravello e Giacinto Palmarini, dove interpretavo le due rispettive mogli, molto diverse tra loro, affrontando cambi di costume velocissimi con tempi serratissimi.  Nei camerini Scola mi fece molti complimenti e mi chiese di poter conoscere anche l’altra attrice. Quando gli dissi che ero io ad interpretare anche l’altro personaggio, mi guardò stupefatto e mi sussurrò nell’orecchio che mi avrebbe chiamata per un ruolo nel film, che di lì a poco, avrebbe girato…  “La cena”, appunto! Mi aveva voluta, con mia grande sorpresa, nel ruolo di Lolla, l’attrice giovane, con Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Riccardo Garrone, Antonio Catania, Eros Pagni, Rolando Ravello, Eleonora D’Anco… un cast di attori straordinari.  Ho conosciuto Vittorio in quell’occasione”. 

 Che ricordo ha di lui come professionista? 

“Era un artista straordinario! Di grande cultura e generosità, un gigante. Recitare con lui è stata una grande lezione continua. Il suo rigore, la sua essenzialità, la sua ricerca, il suo gesto, il suo solo sguardo o la sua parola incarnata facevano trasparire tutta la sua forza interpretativa. Lui ERA il personaggio. Sentivi la sua presenza che ti trascinava e che ti metteva a tuo agio.  E questo, per un attrice, credo sia il dono più bello che si possa ricevere su un set, da un maestro come lui”.

Come uomo, invece?

“Un uomo sorprendente, di grande umanità e sensibilità. Aveva attraversato il male oscuro, come lo definiva lui, e amava l’essenza delle cose. Era di una tale profondità che adoravo ascoltarlo... pomeriggi trascorsi insieme sul set, un flusso di coscienza a ritroso nel suo passato, di grande bellezza e splendore. Era malinconico però, aveva negli occhi un velo di tristezza, anche quando, nelle pause più lunghe, accadeva che qualche attore intratteneva tutti con una chitarra in mano a cantare.  Mi confidò che aveva visto e vissuto tutto ciò che un uomo poteva desiderare: belle donne, successo, viaggi, premi, “ma quando scendi in profondità”, mi disse, “tutto assume un colore diverso, tutto diventa fragile”. Era di una tale sensibilità che mi conquistò subito, anche umanamente”. 

Qualche aneddoto particolare da raccontare sulla vostra collaborazione?

“Il film è stato girato quasi tutto in un ristorante “Arturo al Portico” nei pressi di Cinecittà, in una sola location ed eravamo convocati quasi tutti i giorni con orario all’italiana. Abbiamo avuto modo di trascorrere così più di un mese intenso e bellissimo. Pranzavamo sempre insieme, anche con altri attori e talvolta col maestro Scola e si parlava del film, di cinema, di teatro. Ogni tanto avevamo visite: Mario Monicelli, Alberto Sordi, Furio e Giacomo Scarpelli. Eravamo diventati molto amici. Mi dava consigli sul lavoro, gli piaceva molto chiacchierare con me durante le pause, si confidava. Ho ricevuto una sua lettera che mi ha molto commosso dopo la fine del film. Quando arrivavo sul set con l’autista, era solito aprirmi lo sportello e farmi il baciamano con un magnifico sorriso. Era un uomo che sapeva fare il baciamano! Un vero galantuomo, un uomo d’ altri tempi, con una classe straordinaria e un fascino da brivido, nonostante l’età. Un giorno, all’arrivo sul set di Giannini, la produzione mi invitò a cambiare camerino, perché il mio era stato prescelto da lui e Vittorio non esitò a propormi di darmi il suo. Un gesto di grande stile e di grande gentilezza”.

Sono vent’anni che Vittorio Gassman non c’è più. L’Italia ha sicuramente perso un grande artista, non trova?

“Sono passati già vent’anni! E’ stato un grande lutto nel modo cinematografico e teatrale! Un artista completo, un mattatore che amava il suo lavoro, che ci ha regalato interpretazioni straordinarie. Un maestro che porto nel cuore, insieme ad Ettore Scola e a Sergio Citti. Oggi Alessandro, suo figlio, lo ricorda molto”.

 

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