SAMUELE CAVALLO, DAL MUSICAL ALLA TELEVISIONE. L'INTERVISTA

Attore, cantante e ballerino, un artista a 360 gradi

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 07/08/2020 in Interviste da Roberto Mallò
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Roberto Mallò

Quattro chiacchiere con Samuele Cavallo, attore, cantante, ballerino. Il pugliese è da poco tornato sul set di Un Posto al Sole per riprendere il ruolo dello chef pasticcione Samuel Piccirillo. Un’esperienza lavorativa soddisfacente, che non gli ha impedito di dedicarsi anche ad altri lavori. 

Samuele, so che sei un grande appassionato di cinema d’autore. Mi spieghi un po’ questa cosa?

“Parto col dirti che ho sempre avuto ben chiaro nella mia testa, sin da quando avevo 16 anni, che volevo fare l’attore. Tornando al cinema d’autore, penso sia necessario parlare del primo film che ho visto in sala, ossia il Titanic. Ero piccolissimo, ma sono rimasto affascinato da tutto quello che c’era dietro un kolossal del genere; mi ha incuriosito come gli attori si esprimevano attraverso la cinepresa, fino ad arrivare alla loro bellezza, al loro modo di essere totalmente intoccabili dietro lo schermo. Non ti nascondo, però, che mi sono innamorato del cinema soprattutto per via degli attori americani. Mi ha colpito la loro preparazione a 360°, ciò che esprimevano utilizzando semplicemente il loro corpo. Proprio come gli artisti americani, ho voluto formarmi in più discipline, ragion per cui non ho studiato solo recitazione, ma anche ballo e canto. Una delle mie fortune più grandi è stato fare il musical per tanto tempo, che mi ha consentito davvero di guadagnarmi da vivere”. 

So che il tuo sogno è quello di partecipare a Sanremo come cantante. 

“Sì. La poliedricità di cui accennavo prima mi ha dato l’occasione di spaziare nella musica. Ho iniziato a scrivere canzoni, a fare delle piccole produzioni. Quando ho conosciuto il produttore Stefano Barzan ho dato vita a diversi singoli, come la colonna sonora del film Restiamo amici, scritta insieme a Pivio e Aldo De Scalzi. Provo a partecipare a Sanremo dal 2005, ma entrambi sappiamo quanto sia difficile e complicato. Questo non mi fa comunque demordere dal desiderio di esprimermi attraverso le mie canzoni. Da poco, ad esempio, è uscito il mio singolo Ed io non so cambiare, molto autobiografico e forte. Un progetto autoprodotto in cui credevo molto, che ho provato anche a presentare a Sanremo Giovani. Mi piacerebbe tanto se una major mi dedicasse dieci minuti per avere un riscontro da parte di chi vive l’industria discografica. Se ce ne fosse l’opportunità, parteciperei a Sanremo 2021. Anni fa ci sono andato vicino, in un’edizione condotta da Carlo Conti, che aveva apprezzato il mio singolo Lupo Alberto, scritto con la collaborazione di Silver”.

Io approfondirei un po’ gli studi che hai fatto per formarti come artista.

“Certo. A 15 anni ho frequentato una scuola di teatro in Puglia, avvicinandomi soprattutto al repertorio classico. Sempre nella mia regione d’appartenenza ho poi studiato danza. La prima vera chance è stata in La Terra di Sergio Rubini, che mi consiglio di andare alla volta di Roma per specializzarmi come attore. Da lì ho proseguito gli studi di danza, visto che avevo vinto una borsa di studi, ed ho preso parte a vari work shop di recitazione al centro sperimentale La Cometa, con Beatrice Bracco e con Michael Margotta. Sino ad arrivare agli stage con Veronesi, Rubini. Tuttavia, come ti dicevo prima, sono riuscito a mantenermi grazie al musical, che mi ha regalato delle esperienze forti sul palcoscenico come attore, cantante e ballerino”. 

A proposito di spettacoli, ce n’è uno che ti è rimasto di più nel cuore?

“Ho fatto dei musical davvero classici come West Side Story, Priscilla, Dirty Dancing, La Febbre del Sabato Sera, Poveri ma Belli diretto da Massimo Ranieri, uno spettacolo sui Blues Brothers. Ultimamente ho preso parte a The Boys in The Band, in cui interpretavo il ruolo di Alan. Ha avuto un successo pazzesco negli Stati Uniti ed è stato portato qui in Italia da Giorgio Bozzo, produttore delle sorelle Marinetti e di altri artisti. Costantino Della Gherardesca ha curato la traduzione in italiano. Diciamo che è uno spettacolo molto forte perché tratta della vita omosessuale prima dei fatti di Stan Wall. Ha avuto e sta avendo un successo pazzesco, tant’è che ce lo chiedono in tanti. E’ un testo di prosa di Mart Crowley che è stato rimesso in auge. A breve uscirà il remake del film su Netflix. In America ha avuto 16 settimane di sold out con attori da capogiro, come il protagonista di The Big Bang Theory, un attore di Star Wars. Interpretare Alan, un avvocato che non si capisce se accetti o meno il fatto di essere omosessuale, per me ha significato tanto. E’ un uomo tosto, triste e molto forte. Lo spettacolo stesso, nella sua ironia, nella parte finale diventa un dramma cinico molto forte degli otto protagonisti. Mi è piaciuto tanto entrare nel mondo della prosa attraverso questo testo. Per me è questo il bello dell’attore: spaziare da un mondo all’altro con le sue conoscenze, colorare tutte le sfumature di un progetto”. 

Passerei a Un posto al sole, dove interpreti Samuel Piccirillo…

“Samuel Piccirillo è un bel personaggio. Mi piace questo chef pasticcione che ne combina davvero di tutti i colori. E’ un ruolo, tra l’altro, che mi dà la possibilità di esprimermi anche col canto, visto che la musica porta alla luce la parte più romantica e tenera del personaggio. Post lockdown, non ci speravo nemmeno di tornare sul set. Erano passati mesi, non avevo idea di quello che sarebbe successo. E, invece, sono stato chiamato per ritornare a interpretare Samuel. Facendo la direzione artistica di un villaggio sardo molto importante, il Tanka Village, mi è capitato di essere riconosciuto grazie a lui. Ciò vuol dire che Un posto al sole è molto seguito e poi che il mio personaggio è rimasto impresso e piace. E’ una cosa molto bella che, sinceramente, non mi aspettavo, anche perché Samuel non è tutti i giorni in onda. Vedo anche gli incrementi sui social nel mio profilo grazie alla soap perché capita spesso che gli utenti facciano riferimento alla stessa. Tutte le esperienze che ho fatto prima di Un Posto al Sole mi sono servite tanto. Sono arrivato sul set quando ero davvero pronto, a 31 anni e con una certa maturità artistica”. 

Hai avuto supporto dalla famiglia per la scelta di fare l’attore?

“Ho una madre fantastica che mi è stata sempre vicino e quando le ho detto, a 16 anni, che sarei andato via di casa il settembre successivo per studiare e provare a fare l’attore mi ha lasciato fare, soprattutto perché ho ‘minacciato’ di scappare e lei, in cuor suo, sapeva che l’avrei fatto davvero. Diciamo che mi ha assecondato per non vedere un figlio che fuggiva. Ha acconsentito a questa cosa, ma ha sempre avuto fiducia in me. Penso più che altro perché i nostri percorsi siano stati simili: anche mia mamma, che ora ha un centro estetico, si è fatta da sola. Non ha mai avuto niente e si è creata la sua autonomia. Da lei ho imparato che se hai un obiettivo nitido è la cosa giusta da perseguire. Oltre a lei, ho avuto nonna. Entrambe mi hanno dato tutto l’amore che potevano dare a una persona. Sono grato in maniera infinita alle mie due mamme. Senza loro non sarei nulla”.

Parliamo di sogni. Ne hai qualcuno?

“Più di uno. Sogno di continuare a raccontare delle storie su un set, perché mi sono formato artisticamente in primis per il cinema. Posso dire che mi impegno tutti i giorni per concretizzare le mie aspirazioni. Mi ripeto, ma ribadisco di sognare l’Ariston, perché ho sempre desiderato quel palco da Luigi Tenco a Massimo Ranieri, passando per Elisa, Mia Martini e fino ad arrivare ai cantanti recenti. Ho scritto anche uno spettacolo sulla storia di Sanremo. Sono un fan della kermesse da quando Nilla Pizzi ha cantato Grazie dei Fior e fino ad arrivare a Fai Rumore, che ha avuto un discreto successo anche all’Eurofestival. Sanremo è una pagina molto bella della nostra cultura”.

 

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