Unioni civili, Ue bacchetta ancora Italia

Dietro la lavagna nove Paesi

pubblicato il 10/09/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Laura Ferrara (M5S)

“Coabitazione, unioni di fatto registrate e matrimonio”.

Sono queste le condizioni che l’8 settembre il Parlamento Ue ha chiesto a nove Stati membri di offrire alle proprie comunità gay: tra questi c’è anche l’Italia.

Il monito, che è parte integrante, come paragrafo (precisamente il n. 85), del rapporto sulla Situazione dei diritti fondamentali nell’Eurozona per il 2013-14, firmato dall'europarlamentare grillina Laura Ferrara e accolto con successo a Strasburgo, rappresenta l’ennesima “strizzata d’orecchi” in materia nei confronti del nostro Paese, già condannato per la violazione dei diritti di tre coppie gay, a metà luglio.E il Belpaese, nonostante gli intenti  di “allineamento” e “regolarizzazione” apertamente proclamati dal governo, denuncia ancora un’arretratezza legislativa.

Da questo punto di vista, come detto, l’Italia è in compagnia di altri nove Stati europei: si tratta, più precisamente, di Cipro, Grecia, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.

Nel nostro Paese restano forti le perplessità del centro-destra e della Chiesa. Proprio poche ore dopo l’annuncio che Strasburgo aveva lanciato la nuova “sollecitazione” all’Italia, il cardinal Bagnasco, presidente della Cei, ha ribadito che “l’unica famiglia legittima è quella costituita da un padre, una madre e dei bambini”.

Le pressioni dell’Europarlamento non lasciano naturalmente insensibile il governo, che sulla questione si è sempre mostrato aperturista, anche se mai con vera decisione. Altra carne sul fuoco per Renzi, e un’altra scadenza che va ad aggiungersi alla sua già affollatissima agenda: “Voglio chiudere la questione entro il 15 ottobre”, ha dichiarato a caldo. Ma è un "voglio" che potrebbe trasformarsi in "vorrei", trattandosi di una questione che provoca spaccature anche in seno allo stesso esecutivo. 

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