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Nissan-Toyota, emergenza airbag

Ritirati più di trecento pezzi

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La parola d’ordine ufficiale è “richiamate”.

In sostanza, si tratta di ben 3,2 milioni di automobili già prodotte che saranno ritirate dalla circolazione a livello globale. L’ultima tranche di un “rientro strategico”.  

Problemi di airbag, e quindi di sicurezza dei veicoli, per due colossi dell’industria nipponica delle quattro ruote: Toyota e Nissan.

Sul banco degli imputati, com’è logico, la società produttrice dell’elemento incriminato: la Takata, leader nel settore dei “cuscinetti salvavita” (in Giappone dal 1976 e in tutto il mondo dal 1987) e, naturalmente, storico partner anche delle case automobilistiche di Yokohama e di Toyota (ma non solo; il suo portafoglio clienti è ben più vasto); e con una fama immacolata, fino a quella maledetta primavera di due anni fa. I tre milioni di vetture ritirate in tutta fretta quest’oggi, infatti, vanno ad aggiungersi a gli oltre sedici milioni che, solo in Giappone, e per le stesse defaillances tecniche, erano forzatamente “tornate ai box” da metà 2013 fino alla fine dello scorso autunno.

Tutte macchine fabbricate all’inizio del millennio, e tutte, a quanto pare, con lo stesso problema: il propellente mostra instabilità e può esplodere senza alcun preavviso, rilasciando schegge metalliche pericolose per la salute del guidatore e degli eventuali altri passeggeri. Ad un tratto, all’improvviso, l’azienda di Tokyo si è trovata tra capo e collo un vero e proprio air-gate:  all’inizio di esso se ne parlava anche sui siti Internet italiani, in particolare  su sokratis.it  e in alcuni forum specializzati: qui,  già un anno prima che scattasse il “richiamo a scopo correttivo-riparativo” da parte dei produttori, si denunciava  l’allarme sul malfunzionamento dell’ apparato di ammortizzazione degli urti; e di tre milioni di vetture già “rientrate all’ovile” e attenzionate. Ma si sottolineava anche, erroneamente, che era un problema esclusivamente nipponico.

In realtà, già all’inizio del 2015, si era appreso (lo scriveva anche il sito motori.it) che si tratta di un brutto affare  con proporzioni ben più internazionali: non solo case giapponesi (oltre a Nissan e Toyota, anche Mitsubishi, Honda, Subaru e Mazda), ma anche parecchie americane (BMW, Chrysler, GM, Ford). Insomma, la Takata ha fatto danni un po’ dappertutto…

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