Onu, crescono domande d’asilo in Paesi industrializzati

Effetto delle recenti guerre anti-Isis

pubblicato il 27/03/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Simbolo dell'Onu

Nel 1992 c’era una guerra sanguinosa nel cuore dell’Europa, quella che si combatteva tra i brandelli tossici di un corpo politico dilaniato, la Jugoslavia.

Da quelle stesse parti, un’ottantina di anni prima,  erano germinati gli antefatti della I guerra mondiale, la prima catastrofe intercontinentale della storia moderna. Ma all’inizio degli anni ’90 nell’Europa balcanico-mediterranea non c’era solo l’emergenza politico-militare – e conseguentemente umanitaria  – jugoslava: c’era anche quella albanese, dovuta alla caduta di un regime comunista, un altro.

L’Italia fu in prima fila nel fronteggiare un problema che, praticamente dai tempi delle invasioni barbariche, non la toccava più: adesso c’erano altre orde di occupanti che si riversavano sulla penisola, via mare soprattutto, magari non per metterla a ferro e fuoco, ma di sicuro per insediarvisi forzatamente, a fini di sopravvivenza o di lavoro. Nacquero così le legislazioni per regolare l’immigrazione, e tra una legge Martelli, una Turco-Napolitano e una Bossi-Fini il fenomeno non solo si accresceva dal punto di vista quantitativo, ma anche da quello delle provenienza geografiche. Cominciava a levarsi al largo delle nostre coste la vox Africae dolens, ed era parziale consolazione che il nostro Paese condividesse a quel punto la grana dei flussi migratori con altri Paesi europei se non con l’Europa tutta. Veniva alla ribalta Lampedusa, e il doppio ruolo dell’Italia, territorio di accoglienza ma anche di smistamento dei migranti nel resto del continente.

Le cose sono peggiorate, e in modo evidente, col nuovo millennio, e particolarmente all’indomani delle primavere arabe: Stati sopravvissuti a regimi scoppiati, nazioni in implosione politica, Paesi implicati in transizioni velenose, insidiose. E in mezzo a tutto ciò la massa di coloro che vorrebbero trovar scampo dalla mannaia dei terroristi. Le cifre Onu del 26 marzo parlano chiaro: secondo una stima di Ginevra che tiene conto di quarantaquattro Paesi industrializzati, nel 2014 si è registrato un +45% nel numero dei richiedenti asilo rispetto al 2013, quando a presentare domanda erano stati ottocentosessantaseimila disperati: è il dato più alto proprio dal 1992, che è stato un punto di non ritorno.

Il culmine di un turbo-processo iniziato nel 2011, con le cadute quasi simultanee di Gheddafi, Mubarak e Ben Ali. E ora c’è l’Isis, e gli oceani umani di derelitti che si precipitano fuori dall’Iraq, fuori dalla Siria. Per l’Italia, in particolare, si è avuto si sono avute sessantremila e settecento domande nel 2014, +148% rispetto al 2013. E si badi che l’Italia è soltanto quinta nella classifica dei Paesi più “richiesti” dell’UE (al primo posto, anche su questo fronte, c’è la Germania, locomotiva d’Europa).

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