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Onu, sette pilastri per arginare disastri naturali

Individuati alla Conferenza di Sendai

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Il 18 marzo si è conclusa a Sendai, in Giappone, la terza Conferenza  Mondiale dell’Onu sulla riduzione dei disastri naturali (UNWCDRR).

I suoi lavori erano iniziati cinque giorni prima, ed erano stati preceduti da due sessioni preparatorie svoltesi rispettivamente nell’estate e nell’autunno del 2014. La scelta di Sendai come cornice dell’evento non è stata casuale: la città, infatti, era stata duramente colpita dal sisma-tsunami dell’11 marzo 2011. Anche le altre due precedenti edizioni dell’ UNWCDRR si erano svolte in Giappone: per la precisione la prima a Yokohama nel 1994, la seconda, dieci anni fa, a Kobe.

In apertura della conferenza il Giappone, padrone di casa, ha annunciato, per bocca del premier Shinzo Abe,  che nel prossimo quadriennio stanzierà  ben quattro miliardi di dollari a favore dei Paesi in via di sviluppo, per incentivare la cultura della gestione delle catastrofi e gli investimenti nei  mezzi finalizzati a tale gestione, compresa la costruzione di infrastrutture ad hoc.

Il risultato più importante della cinque giorni di Sendai, che ha visto la partecipazione di centottanta paesi, resta però la messa a punto di una sorta di road map per la prevenzione dei cataclismi naturali e ambientali nel prossimo quindicennio, il “Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030”.

Sono sette gli obiettivi che il documento finale si prefigge di raggiungere: riduzione sostanziale della mortalità da disastro e del numero di persone colpite in tutto il mondo, contenimento dei danni diretti all'economia in termini di incidenza sul Pil, aumento rilevante dell'accesso ai sistemi d'allarme rapido multi-rischi, riduzione significativa dei danni causati alle infrastrutture critiche (reti di comunicazionr, sistemi energetici, presidi sanitari), aumento indispensabile entro il 2020 del numero di Paesi dotati di strategie nazionali e locali per arginare il rischio di catastrofi, miglioramento della co-azione solidale internazionale verso i Paesi in via di sviluppo attraverso un sostegno adeguato; in ultimo, elaborazione di strategie, a livello internazionale e delle singole nazioni, volte a fronteggiare il cambiamento climatico, considerato come uno dei principali fattori responsabili delle emergenze ambientali.

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