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Pentagono, Isis quasi del tutto decapitato

Dempsey: strategia anti-Isis punta ai vertici

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Guerra all’Isis: nel 2015 ci sarà un secondo tempo. Intervistato dal Wall Street Journal, il 19 dicembre Martin Dempsey, capo di stato maggiore interforze americano, ha dichiarato che il vertice dell’Isis, con i bombardamenti delle ultime settimane nel nord dell’Iraq è stato quasi completamente azzerato. Tutto merito di una strategia che ha mirato a colpire la leadership del Califfato più che la massa dei suoi miliziani. Ai bombardamenti, una volta che, entro la fine del 2014,  sarà stata isolata la capitale dello Stato islamico in Iraq, Mosul, seguirà un’offensiva di terra, nel corso, appunto, del prossimo anno.
Non è chiaro se tra “i molti leader eliminati” di cui Dempsey ha parlato nell’intervista ci sia anche il Califfo supremo dell’Isis, al-Baghdadi: le notizie sulla sua effettiva sorte sono ancora estremamente contrastanti, ma è evidente che è interesse degli Usa propagandare la sua morte per rafforzare il sostegno delle popolazioni locali alla guerra contro l’Isis e, contemporaneamente, fiaccare l’ardore e l’ardire dello Stato islamico, oltreché la fiducia dei suoi alleati.
Iraq: si torna al 2003? In realtà è dall’inizio della campagna anti-Isis che truppe di terra americane (altre millecinquecento unità si sono aggiunte all’inizio di novembre a quelle già presenti da agosto) addestrano curdi e soldati di Baghdad per un’evoluzione “campale” del conflitto. Questa non è la guerra di Bush, e a dare l’assalto finale a Mosul saranno proprio loro, peshmerga e governativi iracheni. Gli americani si limiteranno a controllare che recitino bene il copione scritto per loro.

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