Siria, quinto giorno di raid

Il Brasile dice no alle incursioni

pubblicato il 28/09/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Luiz alberto Figueiredo

Sabato 27 settembre. Arriva il giorno numero cinque dei raid anti-Isis da parte di americani e alleati in Siria e gli obiettivi da colpire diventano top secret. Segno che, magari, il gioco duro comincia adesso. Ma si leva una voce contro, e non è la Russia né, al limite, l’Iran: si tratta del Brasile, il cui ministro degli Esteri, Luiz Alberto Figueiredo, nel corso di un incontro ufficiale avuto a New York, sempre il 27, col segretario di Stato Kerry dice esplicitamente che la campagna, così com’è condotta, non piace al suo governo. E’ contraria ai principi dell’Onu: “La posizione del mio Paese è che l’impiego della forza è o per legittima difesa o perché autorizzato dal Palazzo di Vetro. Così è scritto nella carta delle Nazioni Unite”. E non è tutto, Figueiredo ha dichiarato anche che la contrarietà del Brasile alla guerra non è certo un caso isolato: in effetti “Tutta la comunità internazionale la pensa come noi”. Tre giorni fa nella sede dell’Onu la presidente Rousseff non era stata più tenera: aveva definito “una vera barbarie” gli attacchi aerei contro lo stato islamico.  
Di sicuro l’eventuale fronte dei paesi dissenzienti dall’azione militare in Siria non è, al momento, l’unico grattacapo per la Casa Bianca, sullo scenario mediorientale. C’è anche l’improvviso stop del dialogo con Teheran sulla questione del nucleare. Più di una settimana di nuovi colloqui tra Iran e il gruppo dei 5+1 (Usa, Gran Bretagna, Cina, Russia, Francia e Germania) non è servita a colmare le “significative distanze” di cui ha parlato un alto rappresentante Usa, al termine dell’ultima riunione tra le parti prevista nel calendario degli incontri. Per trovare un accordo, comunque, c’è tempo fino al 24 novembre.
Intanto all’Aja si è concluso un vertice dell’Europol, l’organo di coordinamento delle polizie europee, a presidenza italiana (rientrava infatti nell’ambito delle iniziative programmate per il semestre che vede l’Italia presiedere il Consiglio dell’Unione Europea): alla presenza di capi di polizia e ministri degli interni europei si è discusso di come coordinare le strategie di contrasto alle possibili infiltrazioni terroristiche in Occidente. Il piano italiano, illustrato dal ministro dell’Interno Alfano, prevede quattro punti: unire le energie delle forze di polizia e dell’intelligence; rafforzare lo strumento del PSN (Passenger neme recorder), in grado di garantire un monitoraggio più stretto dei transiti aerei dei passeggeri che viaggiano in area Schengen (cioè in quella parte di Ue dove è  consentita la libera circolazione delle persone da uno Stato all’altro) ; avviare squadre miste (cioè multinazionali) antiterrorismo e creare una centrale di controllo delle comunicazioni via Internet.

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