G20, crescita mondiale lenta

Schaeuble: deficit più alti non si traducono in una crescita maggiore

pubblicato il 26/09/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
La rituale foto di gruppo alla fine del G20 di Cairns

Sette mesi dopo quello di Sydney, un nuovo G20 finanziario si è svolto nel biduo 20-21 settembre a Cairns, la capitale australiana delle industrie zuccheriere il cui mare ospita la Grande Barriera Corallina. Come sempre vi hanno partecipato i ministri delle Finanze e i governatori delle Banche centrali dei paesi membri: parliamo del gruppo del G8, e cioè Usa, Germania, Italia, Canada, Francia, Giappone, Regno Unito e, nonostante le perplessità iniziali (effetti del fronte caldo ucraino), anche Russia; del gruppo del Brics, composto da Brasile, India, Cina e Sudafrica (la sigla rimanda appunto alle iniziali dei paesi membri); e poi di Unione Europea, Arabia Saudita, Argentina, Australia, Corea del Sud, Indonesia, Messico e Turchia. Ospite d’eccezione l’Ocse, l’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica, latrice di un piano contro l’evasione fiscale a livello globale che è stato discusso e approvato nel corso del vertice: entrerà in vigore a partire dal 2017.
Il messaggio fondamentale del summit è ben riassunto nell’affermazione del segretario al Tesoro Usa, Lew: “Nel complesso l’economia mondiale continua ad avere prestazioni insufficienti”.
Inutile dire che gli argomenti principali discussi al tavolo dei grandi dell’economia sono stati la crisi economica mondiale e le cause alla base di essa. Il ministro delle Finanze tedesco, Schaeuble, e il direttore della Bundesbank, Weidmann, si sono trovati concordi nell’individuare come principali colpevoli le “politiche espansive” (monetarie e di bilancio), cioè quelle che favoriscono gli investimenti e l’aumento della spesa pubblica ma, così facendo, creano deficit e frenano le riforme del sistema economico, necessarie, a detta di Schaeuble, per creare le basi di una stabilità finanziaria. La cosa ideale, continua Schaeuble, sarebbe avere un occhio agli investimenti (privilegiando quelli infrastrutturali, cioè quelli dedicati ai servizi, come recita il testo partorito a chiusura dell’assemblea) e un altro alle politiche di bilancio sostenibili. Per il ministro delle Finanze sudcoreano Hwan la parola d’ordine è invece coordinamento delle politiche dei cambi, così da superare le divergenze tra Bce, Fed e Banca del Giappone che rischiano di aggravare l’instabilità dei tassi. Nel documento finale non manca uno sguardo sull’ebola, i cui costi umani e le cui conseguenze sulla crescita e la stabilità delle economie colpite sono giudicati “preoccupanti”.         
Il prossimo appuntamento targato G20 (stavolta però riservato a capi di stato e di governo) sarà a Brisbane, il 15 e 16 novembre. Si tratterà del terzo summit australiano consecutivo, nell’arco dello stesso anno. 

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