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Russia, a Corte costituzionale poteri su questioni sovranazionali

La legge firmata dal presidente Putin

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Cuius lex, eius regio.

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato martedì 15 dicembre la legge, approvata dalla Duma una settimana prima, che consegna alla Corte Costituzionale del suo Paese il potere di decidere se applicare o meno le sentenze di istituzioni sovranazionali in materia di diritti umani e civili. Lo riferisce l’agenzia Interfax. La norma si applica in modo particolare alla Cedu, la Corte europea dei diritti umani, dove la posizione del Paese caro a sant’Andrea non è certo quella di un paradigma, tutt’altro.

Per fermarci solo alle sentenze già emesse, nel 2014 la Corte, la cui sede è a Strasburgo, aveva stabilito che Mosca dovesse pagare 1,9 miliardi di euro agli azionisti della compagnia petrolifera Yukos, che aveva chiuso i battenti in modo tumultuoso nel novembre del 2007, a causa di pesanti problemi con il fisco. Sul tavolo dei giudici ci sono, poi, altre 218 denunce varie; più della metà sono casi accertati di violazione della Convenzione europea dei diritti umani.

Parliamo, ad esempio,  della deportazione di cittadini georgiani nel 2006 (a due anni dalla Rivoluzione delle rose, che aveva accentuato il distacco politico della Georgia da Mosca, e due anni prima della ripresa delle ostilità tra Russia e Georgia in Ossezia del sud); ma anche della detenzione di imputati in gabbie di metallo durante udienze in tribunale.

Secondo Human Rights Watch, che è l’osservatorio internazionale sui diritti dell’uomo, la nuova legge putiniana serve a  bloccare la possibilità delle vittime di violazioni dei diritti umani in Russia di avere giustizia tramite gli organismi internazionali

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