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“Poeta a mia insaputa”. Versi da colorare con l’anima

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Esistono sentimenti che non bussano ma si affacciano in maniera prorompente. “Poeta a mia insaputa”, la nuova raccolta di Andrea Filippo Savio - pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore e disponibile anche in e-book - non è solo un libro di poesie, ma un diario di bordo di chi si è ritrovato a tradurre il battito del cuore in inchiostro, quasi per difesa, certamente per necessità. «In effetti - confessa l’autore, che attualmente vive a Torino - potrei dire che il mio avvicinamento alla scrittura sia stato casuale, quasi involontario. Avvicinamento “imposto” dall’esigenza di liberare una serie di miei stati d’animo suscitati dalla conoscenza, appunto casuale, di una persona speciale».

L’opera si snoda come un fiume in piena attraverso le stagioni dell’animo umano. Savio esplora l’amore in ogni sua sfumatura che si snoda attraverso l’impeto e il gioco, la quotidianità elevata a rito, il peso del ricordo. «Il mio processo creativo, nella maggior parte dei casi, non attinge a ricordi ma si fonda sulla trasposizione in “tempo reale” dei miei stati d’animo su supporto cartaceo/digitale. Tuttavia, in senso generale, i ricordi hanno un ruolo centrale nella mia vita, e questo mi permette di ripescarli nell’archivio della memoria come immagini mentali, trasformandoli poi, all’occorrenza, in parole». La silloge è un invito a trasformare il privato in universale, rendendo ogni poesia un luogo abitabile e personalizzabile. «Per me - afferma l’autore - si tratta di un viaggio privato, in parte reale e in parte frutto di immaginazione, ma sarei onorato se il lettore, almeno a tratti, si rispecchiasse nel mio modo di interpretare le cose, autenticandone la credibilità». L’opera di Savio non sceglie una via univoca, ma celebra la complessità dell’amore nella sua interezza. I versi - caratterizzati da rime e assonanze - oscillano costantemente tra l’idealizzazione platonica e la tensione impetuosa che rende il sentimento tangibile. «I contrasti hanno sempre avuto una certa ascendenza su di me. Una sorta di taoismo, in questo caso letterario, rappresentato da due forze opposte ma in qualche modo complementari». Al centro di questo universo gravita Lei, la musa e l’approdo, motore di un coinvolgimento che è, allo stesso tempo, affettivo, sentimentale e corporeo.

L’autore non impone una visione, ma offre un’architettura emotiva. Come nei libri per bambini dove i contorni sono già tracciati e attendono solo la fantasia delle matite, Savio consegna al lettore i perimetri delle sue esperienze. «Io c’ho messo i contorni delle immagini, e il lettore può riempirli con i suoi colori», dando voce, così, a un io poetico che non nasce a tavolino, ma sgorga irrefrenabile quando la vita decide di farsi sentire più forte del silenzio. «Andrea Filippo Savio è una persona libera da certe sovrastrutture nemiche della felicità - scrive, nella Prefazione, Francesco Gazzè, autore e compositore, fratello del noto cantante Max Gazzè -, è esattamente ciò che sarebbe ogni essere umano se smettesse di tenere a bada la propria natura, se svuotasse la mente dai retaggi culturali del passato e dagli assilli quotidiani del futuro, se fosse capace veramente di leggersi dentro ciò che gli è stato scritto nell’anima».

“Poeta a mia insaputa” sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Non posso negare che, ancora una volta, per me sia davvero una sorpresa e una grande soddisfazione - commenta il poeta -. Il mio primo intento di trasmettere qualcosa era originariamente rivolto al lettore o, per meglio dire, alla lettrice a cui le mie poesie erano dedicate, ma sarei gratificato se coloro che leggeranno il libro, si rispecchiassero, almeno in parte, nel mio modo di interpretare le emozioni».

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