Dalla crisi esistenziale alla redenzione del verso: una monografia poetica che esplora la mente come prigione e come infinito, sfidando la finitudine umana. E’ l’opera di Admir Dokaj “Bagliori nella notte - distillato di parole”, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book, il risultato di un abisso divenuto porta d’accesso a “mondi altri”, dove il poeta abita per restituire senso a ciò che appare insensato. «Mi è stato segnalato un concorso di poesia indetto dalla Aletti - racconta l’autore, originario di Podgorica (Montenegro), emigrato a Roma nel 1992 in seguito agli eventi bellici nei Balcani e dal 2014 residente in Germania, a Francoforte sul Meno - a cui ho partecipato lo scorso anno. E da lì è cominciato tutto. Alcune poesie risalgono a 25 anni fa. La raccolta è un viaggio della mente e nella mente. La mente come prigione e come esperienza che raccoglie il mondo e lo trasforma secondo le sue possibilità». La silloge non si limita a proporre versi, ma si offre come un vero e proprio manifesto dell’autodeterminazione. «Il titolo - scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, editore, poeta e formatore - è già una dichiarazione d’intenti, un manifesto esistenziale che fa emergere con chiarezza che la poesia è riservata alle persone coraggiose, poiché è necessario indagare le nostre zone in ombra, a volte al buio, da illuminare con la scritta parola e il verso in particolare».
Il “bagliore” non è una luce statica, ma un’illuminazione improvvisa: può essere il riverbero di un ricordo, la visione di un sogno, il bruciore di un’esperienza dolorosa o persino il bagliore fisico e violento di una cannonata. È la battaglia, interiore e universale. «E’ il verso che si posa sulla carta bianca prima di essere limato e distillato all’essenziale. È la sintesi di mesi e mesi di lavorio interiore. Ma la notte non è solo una minaccia, può essere un momento di serenità, una danza, il canto dell’usignolo». Così la poesia diventa tensione, richiesta di luce, una ricerca verso l’Assoluto, oltre la finitudine. L’autore opera un meticoloso lavoro di “distillazione” per giungere alla sintesi assoluta, simile al tratto fulmineo dell’aforisma, utilizzando metafore, versi brevi, singole parole per dare forma all’essenziale.
E’ da un momento di debolezza e nostalgia che si accende la scintilla poetica. «Difficile che la poesia nasca nella gioia, nell’estasi. Nasce nel buio. Una macchia nera che ci sovraccarica. La poesia illude il tempo in quanto irruzione nel finito di una scintilla infinita. Ma per cristallizzarsi deve essere distillata, sfoltita dai rami secchi e inutili. Per giungere a tale risultato la mente deve provare tutte le possibili combinazioni che l’esperienza umana offre». Ma Dokaj non svela tutto. Le sue poesie non hanno una conclusione chiara; si perdono nell’indefinito, lasciando che sia il lettore a colmare il vuoto con la propria esperienza. «Il verso è una scintilla che può scuotere la nostra monotonia quotidiana, le nostre convinzioni e solo in questo modo può andare oltre la finitudine umana per cogliere l’universale». La raccolta rappresenta una testimonianza viva di come la mente possa essere allo stesso tempo una prigione soffocante e lo strumento più potente per trasformare il mondo secondo le proprie, infinite, possibilità.
“Bagliori nella notte” sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Spero che il mio libro si nutra di una relazione che dia un senso alla mia scrittura; la dimensione comunitaria. E, poi, è una grande vetrina per farsi notare.Al lettore ho poco da comunicare, forse il mio senso di estraniazione di fronte a questo mondo sempre più mercificato. Alcune poesie sono anche una critica a un mondo che cura poco l’interiorità e la ricerca di qualcosa di superiore che non sia il nostro puro esistere come animali umani».

