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Ė questo l’allarme lanciato da Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 e senatore di Forza Italia, a poche ore dalla sentenza che, martedì scorso, lo ha condannato in primo grado a quattro mesi di reclusione per aver “demansionato” (vale a dire “retrocesso”), ai tempi in cui era in sella al tg dell’ammiraglia di viale Mazzini, la giornalista Tiziana Ferrario (attalmente corrispondente da New York).
“Da oggi in poi in redazione abbiamo i giudici del penale che intervengono sull’organizzazione del lavoro. Resto allibito e perplesso, e ritengo che sia allucinante quanto è avvenuto. Allo stato esistono all’esame dei tribunali 792 contenziosi legati al lavoro, e per l’80% legati proprio al demansionamento.” Queste le dichiarazioni a caldo del giornalista romano.
Il demansionamento è, nel diritto del lavoro, un atto che spesso si configura come abuso di potere da parte di un superiore nei confronti di un suo dipendente. Consiste, più precisamente, nell'assegnazione al lavoratore di incarichi o mansioni inferiori rispetto alla sua qualifica di competenza, o anche nel non assegnargli alcun incarico.
Nel caso della Ferrario, nell’aprile del 2010 le fu tolta la conduzione del telegiornale, il Tg1, di cui era un volto storico. I comitati di redazione del Tg2, del Tg3 e di Rai News (mentre i colleghi più diretti della Ferrario non si mossero) si sollevarono di fronte a tale decisione, definita apertamente dalla minoranza del Cda Rai “un’epurazione”.
La decisione di estromettere la Ferrario dalla conduzione del Tg1 veniva presa, tuonavano i comitati, “senza adeguate motivazioni professionali” e senza offrire ai giornalisti coinvolti (insieme alla Ferrario, infatti, diedero l'addio al pubblico del TG1 altri due suoi colleghi, Di Giannantonio e Damosso), “una collocazione adeguata all'importanza e alla centralità del ruolo che svolgevano prima." Il processo a Minzolini per il caso Ferrario era iniziato a novembre del 2013.

