Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Amnesty International: Ecco come abbiamo armato l’Isis

Un rapporto di Amnesty International denuncia decenni di forniture occidentali ai terroristi islamici

Condividi su:

Il rapporto di Amnesty International si basa sull’analisi di migliaia di video e immagini ed è intitolato
“ Fare scorta” e vuole  documentare l`uso, da parte dello "Stato islamico", di armi e munizioni provenienti da almeno 25 Paesi, con una grande fornitura  fornita per prima all`esercito iracheno da Usa, Russia e paesi dell`ex blocco sovietico.

Queste forniture sono state pagate col petrolio o sono state oggetto di accordi tra il Pentagono e la Difesa irachena o, ancora, frutto di donazioni da parte della Nato di armi recuperate dai depositi  militari finiti sotto il controllo dello "Stato islamico" o da quei depositi trasferiti illegalmente.
Tra le armi rimaste all’Isis  sistemi di difesa aerea portabili a spalla, missili anti-carro guidati, veicoli blindati da combattimento, fucili d`assalto come gli Ak russi e gli M16 e i Bushmaster statunitensi.
La maggior parte delle armi convenzionali usate oggi dallo "Stato islamico" risale al periodo che va dagli anni Settanta agli anni Novanta e comprende pistole, rivoltelle e altre armi leggere, mitragliatrici, armi anti-carro, mortai e altra artiglieria. Molto usati  i fucili simi-kalashnikov dell`era sovietica, prodotti  in Russia e Cina.

Ma l’Isis non ha solo preso armi altrui, ha iniziato a produrre in conto proprio: razzi, mortai, granate, ordigni esplosivi improvvisati, trappole esplosive, autobombe e persino bombe a grappolo, queste ultime proibite a livello internazionale. Tra gli ordigni esplosivi improvvisati figurano le mine terrestri,

Un arsenale mortale e che adesso  provoca terrore, frutto di  decenni di forniture sottobanco senza nessuna regola all`Iraq e che adesso viene usato dallo Stato Islamico per compiere crimini di guerra e crimini contro l`umanità nello stesso Iraq e in Siria

 

Condividi su:

Seguici su Facebook