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Noi e la casta dei politici

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Il consociativismo regna indisturbato dal dopo guerra in poi  né, a tutt’oggi, si  intravedono cambiamenti. Mandarinati della politica c’erano allora, mandarinati ci sono ora, cambiano le facce, per via dell’età, ma il minuetto e i giri di valzer sono  sempre gli  stessi. Si litiga per finta in pubblico e ci si accorda in privato: una poltrona a me, una a te, una all’amico degli amici e tutti vissero felici e contenti. Il meccanismo  è talmente ben organizzato,  oliato, strutturato e consolidato che  risulta quasi impossibile  cambiarlo. I comitati d’affari dietro le sbandierate ideologie  prosperano oggi, come allora, e di soldi ne scorrono tanti, peccato siano i nostri.  Una scarpa prima e una dopo il voto, parodiava il buon Totò: sanno bene che quelle scarpe li eleva dai miseri mortali. I tempi sono cambiati e oggi  per appartenere alla casta ci vuole ben altro: posti di lavoro  fittizzi, scatole vuote per sistemare  elettori fedeli,  parenti, bisogna concedere  affitti  di beni pubblici  a prezzi irrisori, e chi più ne ha più ne metta. A destra  è di moda la promessa di far pagare meno tasse, parola magica. Oramai però  la coperta è corta, tanti soldi non ce ne sono più e  mentre  s’ingozzano  a noi miseri  promettono, promettono, promettono …: pontificano,  i media fanno da  eco, e noi inseguiamo nei sogni le loro promesse.


Intanto il popolo piange, cerca di salvarsi: non è vero che si vota in base all’ideologia, si vota  in base al proprio tornaconto, un esempio per tutti: il comune di Roma ha 42 mila alloggi dati in affitto che molte volte non si riesce a capire neanche a chi,  dato che l’intestatario potrebbe abitare  in una casa di proprietà del la o del consorte e subaffittare  a prezzi, questa volta di mercato, l’appartamento assegnato.  Ebbene, il prezzo medio percepito dal comune di Roma per  ognuno dei  suoi 42 mila  alloggi è, in media, 7 euro al mese,  si, avete letto bene, 7 euro. Ecco uno dei  tanti sistemi  per  comperate  i voti. Immigrati, appalti, costruzioni  faraoniche, consulenze truffa,  tutto è utile pur di mantenere e incrementare l’apparato di partito, sono arrivati al punto di mettere mafiosi nella commissione che dovrebbe indagare  sulla mafia, l’antimafia, inutile dilungarsi, tant’è l’evidenza.   Destra o sinistra, non ha importanza chi governa, un accordo  (dicono per il bene del Paese)  per mantenere poltrone e privilegi lo si trova sempre.


Come dicevamo, la coperta è corta,  non ce n’è più per tutti, hanno divorato tutto, quindi, o il popolo o i sedicenti onorevoli dovrebbero  rinunciare a  qualcosa. Il popolo ha già dato e non può più dare, la classe politica che dovrebbe dare a sua volta fa  finta di non capire,  continua  a parlare in nome di un popolo  che non si sente più rappresentato, anzi  preso per i fondelli. Continuano  a farlo con le poltrone incollate, forti che le leggi le fanno loro,   perfino ad personam,  si sentono in trincea, boia chi molla, i privilegi sono una loro conquista.  Sarebbero guai se il popolo si accorgesse del  teatrino che inscenano da più di mezzo secolo, il guaio è che la gente se n’è accorta; Renzi , l’affabulatore, è una delle ultime carte rimastegli per salvare il salvabile (dal loro punto di vista); gli apparati di partito sono macchine voraci  di danaro, se finissero in bancarotta crollerebbe il sistema,  dovrebbero fare le valige.  Caro Renzi, caro Berlusconi, caro Alfano, caro Salvini, e cari tutti,  cari maghi delle parole e delle promesse mancate, se vogliamo giocare a fare sul serio incominciate  a mandare a casa i pupazzetti della massoneria, dell’Opus Dei,  delle multinazionali, degli ordini professionali, della Compagnia delle Opere, del Bilderberg, della Nato, delle banche,  della mafia, della camorra, dei sindacati,  ammesso che non siate voi stessi  messi lì come pupazzi pompati da chi sa chi (noi una mezza idea ce l’abbiamo), incominciamo  a togliere i finanziamenti  all’editoria, ai vostri servi,   e lasciate fare informazione ai veri  servitori della società civile. Credo non vi convenga, sparireste subito dalla circolazione.
 

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