I camorristi? Dei “guappi di cartone, vigliaccamente nascosti dietro il loro avvocato”. “Non sono invincibili, ed è proprio la decisione di questo tribunale che lo dimostra”: queste le parole di Roberto Saviano, il saggista-bestsellerista colpito dalla fatwa della camorra, dopo la lettura della sentenza della Terza sezione del Tribunale di Napoli che, lunedì 10 novembre, condanna a un anno di carcere l’avvocato di fiducia dei casalesi, Michele Santonastaso. Questi, il 13 marzo 2008, alla fine di una seduta della fase d’appello del processo “Spartacus” (l’equivalente dello storico maxi-processo siciliano nei confronti della malavita organizzata campana), aveva letto, a nome dell’organizzazione, un proclama con cui veniva ricusata la decisione della Corte e ventilata la possibilità di chiedere il trasferimento del processo ad altro giudice, in base al principio della legittima suspicione contemplato dalla legge Cirami e, contestualmente, si lanciavano minacce contro le persone di Saviano, della giornalista Rosaria Capacchione e dei magistrati Raffaele Cantone e Federico Cafiero de Raho. Con Santonastaso erano imputati nel processo due dei suoi clienti eccellenti, i boss Iovine e Bidognetti, a carico dei quali si parlava anche di un’aggravante costituita dalla “finalità mafiosa”, e un suo collega, Carmine D’Aniello. Questi ultimi tre sono usciti tutti assolti, “per non aver commesso il fatto”. A Santonastaso, invece, come già detto, toccano dodici mesi di carcere, anche se con la sospensione della pena, e il pagamento di una provvisionale di ventimila euro alla Capacchione.

