Italia, morto il secondo colonnello del meteo

Addio ad Andrea Baroni

pubblicato il 15/11/2014 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Andrea Baroni

All’inizio c’era il mitico colonnello Edmondo Bernacca. Poi, nell’anno della salita al potere di Pinochet in Cile, arrivò lui, il suo collega e delfino, Andrea Baroni. E sugli schermi di Rai 1, al timone di Che tempo fa? (dal 2003 il programma si chiama Meteo 1),  cominciò una staffetta tra i due, destinata a durare praticamente fino alla metà degli anni ’80. Il destino volle che entrambi, pilastri della tv della Prima Repubblica, uscissero di scena nel 1993, cioè l‘anno della sua dissoluzione: Bernacca fisicamente (si spense proprio nel corso di quel ’93), Baroni invece solo a livello televisivo. In quel momento le perturbazioni politico-giudiziarie del Paese sopravanzavano di gran lunga quelle causate da venti e pressioni atmosferiche, e Baroni, vecchio e impassibile signore del barometro sullo sfondo di un’epoca dominata dalle variazioni burrascose del termometro, pensò bene di fare la sua ultima previsione meteorologica sull’ammiraglia della Rai e poi di mettere nel cassetto grafici e bacchette. Lasciando, così, spazio a una nuova generazione di commentatori meteo (quasi tutti, però, continuano a provenire dal sempre fertile vivaio dell’Aeronautica).
Se Bernacca è stato il Manzi, o il Carosio delle previsioni del tempo in televisione (ossia il pioniere, a cui toccò alfabetizzare gli italiani relativamente ad un linguaggio ancora oscuro ai più, anche semplificandolo e adattandolo), Baroni ne è stato il Martellini.  Ossia l’uomo che, sulla scia del suo predecessore, ha continuato uno stile di divulgazione basato sulla chiarezza e sull’aplomb, e soprattutto sulla necessità di prendere per mano il pubblico tra linee curve, frecce e tabelle numeriche con un didascalismo forse anche più sobrio di quello di Bernacca.
Nato nell’anno di Caporetto, nella città marchigiana della carta e del pittore itinerante per eccellenza (Gentile), ma da sempre residente a Roma, Andrea Baroni ebbe una carriera militare in un certo senso parallela e speculare a quella di Bernacca, più vecchio di lui di soli tre anni; e questo, nonostante un intervento al mastoide subito in giovanissima età, che avrebbe potuto compromettergliela. Uno, Bernacca, entrò in aeronautica nel ’38, l’altro, Baroni, nel ’39; entrambi presero parte alla seconda guerra mondiale, anche se Baroni ne soffrì maggiormente gli orrori, essendo stato un internato nei lager nazisti dal ’43 al ’45; entrambi arrivarono al grado di colonnello , ma poi Baroni, proprio per le particolari vicissitudini subite nel periodo bellico, si spinse più in là, diventando, nel 1990, addirittura generale. Entrambi, soprattutto, avevano nel sangue la passione per temperature e variazioni atmosferiche, messa al servizio dell’esercito. Bernacca sin da subito come insegnante di meteorologia (evidentemente era la sua vocazione), Baroni come autorevole segretario della Rivista Aeronautica di Meteorologia. Ma nessuno poteva dimenticare che fu proprio lui, a Tobruk, nel maggio del ’41, a rimettere in sesto le stazioni meteo delle truppe di Mussolini, distrutte dagli anglo-americani, così da consentire ai commilitoni di terra di avere nuovamente a disposizione un’indispensabile “bussola” climatica. 
Dopo il ritiro dalla Rai, si è tornato a parlare di lui nel maggio del 2006, quando, insieme ad altri appassionati ed esperti di meteorologia, diede vita all’Associazione Onlus Edmondo Bernacca, dedicata alla memoria dell’amico e collega (qualche mese prima, a febbraio, aveva già partecipato all’inaugurazione di una stazione meteorologica a lui intitolata).
Andrea Baroni si è spento a Roma il 13 novembre 2014, a novantasette anni; esattamente ventun anni dopo il primo, grande colonnello della meteo-divulgazione in tv.    

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