Sedicenne affidato dal Tribunale a coppia gay

La decisione presa dai giudici di Palermo fa discutere

pubblicato il 15/01/2014 in Attualità da redazione
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Palermo, il tribunale affida
un 16enne a una coppia gay
Il minore proviene da una famiglia disagiata. Nel novembre scorso il tribunale di Bologna aveva preso un'analoga decisione, affidando una bimba di tre anni a due uomini, suscitando reazioni e polemiche

23:42 - Il tribunale dei minori di Palermo ha affidato un ragazzo di 16 anni ad una coppia di uomini iscritti nel registro delle unioni civili. Formalmente l'affidamento è dato ad uno dei componenti della coppia. Il giovane proviene da una famiglia che vive un grave disagio sociale. I due affidatari si erano rivolti al Comune per tentare di prendersi cura di un minore.

Palermo, il tribunale affida un 16enne a una coppia gay
Nel novembre scorso il tribunale di Bologna aveva preso un'analoga decisione, affidando una bimba di tre anni a due uomini, suscitando reazioni e polemiche.

Nel gennaio dello scorso anno la Cassazione sentenziò che "un minore può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia gay" e che né vi sono "certezze scientifiche o dati di esperienza" che provino il contrario. La Suprema Corte respinse il ricorso di un musulmano dando il via libera all'affido di un bambino a una coppia formata da due donne, stabilendo che "il mero pregiudizio che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto famigliare".

Alcuni casi di affido a coppie gay sono, quindi già noti, ma questo di Palermo sembra essere il primo in Sicilia. Massimo e Alessandro, professionisti over 40, ai conoscenti hanno dimostrato tutta la loro gioia perché "finalmente il tribunale ci ha affidato in via definitiva l'adolescente". Per il presidente di Arcigay Palermo Daniela Tomasino "èun segnale, stiamo andando verso la normalizzazione di qualcosa che è già una realtà. Proporsi in affido è un modo per dare una mano a qualcuno che ha bisogno di un sostegno, che la famiglia naturale non può dare, ed è quello che hanno fatto i due uomini, anche se la strada da fare c'è".

"La pratica dell'affido - continua - si è conclusa da poco. Prima c'è stato un affidamento di prova e poi un'attenta valutazione da parte degli psicologi e dei giudici che hanno deciso l'affido definitivo". "Sono contenta che loro abbiano voluto far conoscere la loro storia - aggiunge - perché la realtà è diversa dalle norme giuridiche. Le persone vivono, creano famiglie e chiedono in affido minori. Condivido le parole di un conservatore inglese che dice che disapprovare omofobia è stupido, è come disapprovare la pioggia".

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