Università: il Cnsu contro il decreto di riparto del Fondo di finanziamento ordinario

I rappresentanti degli studenti: "Così si penalizzano gli atenei in difficoltà"

pubblicato il 23/12/2016 in Attualità da Tino Colacillo
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Tino Colacillo

Il decreto di riparto del Ffo

Il Consiglio Nazionale degli Studeni Universitari (Cnsu) nella seduta del 22 dicembre ha espresso all’unanimità il parere negativo proposto dall'Unione degli universtari sullo “sullo schema di decreto recante i criteri di ripartizione delle risorse del Fondo di finanziamento ordinario delle università per l'anno 2016, destinate alle finalità premiali e perequative nonché i criteri per il recupero delle somme per l'edilizia universitaria”.
Il Decreto, che annualmente stabilisce i criteri con cui è ripartito il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) per la didattica e la ricerca, prima di essere emanato necessita del parere degli organi consultivi e di proposta del MIUR come il Cnsu, il Consiglio Universitario Nazionale (Cun) e l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur).

La “quota premiale"

In particolare il Csnu si è dovuto esprimere sui criteri della cosiddetta “quota premiale” che rappresenta il 20% del Ffo. Questa quota era stata introdotta nel 2008 dall’allora Ministro Gelmini con l’obiettivo dichiarato di destinare una parte dei fondi per “premiare” e incentivare gli atenei che avevano ottenuto buoni risultati su determinati aspetti (la qualità dell'offerta formativa e i risultati dei processi formativi; la qualità della ricerca scientifica; la qualità, l'efficacia e l'efficienza delle sedi didattiche). La quota premiale negli anni è via via aumentata passando da almeno il 7% del 2008 a non meno del 20% del 2016.

Il parere del Cnsu

Nel parere approvato – afferma Carlo Garau dell’Udu - ribadiamo la contrarietà al fatto che i 38 milioni di euro non utilizzati nel 2016 per l’implementazione delle procedure delle Cattedre Natta siano spostati all’interno della quota premiale. Riteniamo, inoltre, che la quota di finanziamento premiale destinata alla Ricerca vada ridotto dal 65% al 60%, come consentito dalla legge, al fine di valorizzare maggiormente la didattica”.
"Forti criticità" inoltre vengono espresse anche “sugli indicatori riguardanti la didattica” necessari a stabilire la quota premiale “perché i due parametri utilizzati non sono indicativi di una didattica di qualità, ma al contrario sono molto parziali: nello specifico l’utilizzo dei soli indicatori sull’Erasmus risultano essere assai limitativi per una valutazione dell’internazionalizzazione, oltre al fatto che questo indicatore accrescerebbe le disuguaglianze territoriali. Inoltre, riteniamo che il numero di studenti in corso con almeno 20 CFU nell’ultimo anno solare non sia un criterio idoneo al fine di premiare l’effettiva qualità, sia perché l’indicatore non è proporzionato alla platea di studenti dei singoli atenei, sia perché atto a penalizzare proprio quegli atenei in cui sarebbero necessari investimenti ulteriori in didattica integrativa e tutorati”.

Il pratica secondo gli studenti i criteri della “quota premiale" penalizzarebbero gli atenei che in partenza dispongono di meno fondi, in particolare quelle del centro-sud, andando così ad accrescere le differenze invece di aiutare tutti gli atenei a crescere e migliorare. 

Ulteriori criticità vengono rilevate sul “recupero una tantum delle risorse destinate all’edilizia universitaria”. Qui gli studenti chiedono “che le università possano “giustificare” l’eventuale mancato utilizzo prima che quei fondi vengano sottratti". Infine - afferma Garau - “siamo completamente contrari al fatto che all’eventuale mancato raggiungimento di questa somma tramite il prelievo dagli atenei “colpevoli”, sia prevista la riduzione, per la somma mancante, dell’FFO come invece previsto dalla bozza di decreto”.

L’unica nota positiva gli studenti la individuano nei fondi stanziati per il terremoto del centro Italia: “Lo stanziamento di 15 milioni di euro per interventi straordinari per gli eventi sismici del 2016, destinati agli atenei di Macerata e Camerino, è sicuramente positivo: chiediamo tuttavia una più completa documentazione a riguardo, al fine di poter formulare pareri più utili in futuro”.

La richiesta degli studenti al Ministro Fedeli

La Presidente del Cnsu, Anna Azzalin, esprime soddisfazione per il fatto che il parere sia stato approvato da tutti i gruppi rappresentanti nel Consiglio: “È estremamente importante che il parere sia stato approvato all’unanimità, a dimostrazione di come ci sia convergenza di tutto il mondo studentesco nel valutare gli effetti che tale schema di decreto produrrebbe in un sistema già in sofferenza”.
Il parere espresso dal Cnsu, seppure previsto per legge, non è vincolante ed è proprio su questo aspetto che la Azzalin incalza il Ministro Fedeli: "Ora chiediamo alla Ministra di continuare sulla buona strada intrapresa: il nostro parere non rimanga lettera morta, un semplice adempimento burocratico necessario per l’emanazione stessa del decreto. Bisogna ripartire da quanto anche denunciato dagli studenti, a cominciare dalla necessità di rifinanziare l’università secondo criteri che permettano a tutti gli atenei di ricevere la quota necessaria”.

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