Italia e libertà di stampa: siamo davvero messi così male?

Per Reporter senza Frontiere il ‘Bel Paese’ perde quattro posizioni

pubblicato il 20/04/2016 in Attualità da Danilo Di Laudo
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Danilo Di Laudo

Già nel ’41 Orson Wells parlava, nel suo film ‘Quarto Potere’, della stampa e della sua funzione sociale e oggi, a distanza di quasi settant’anni, la situazione com’è?
Purtroppo, soprattutto in Italia, ce la passiamo male secondo l’ultimo rapporto di Reporter Senza frontiere  - associazione che si occupa di rapporti sul giornalismo sin dal 2002 - che, in una sola frase, riassume la situazione globale affermando che "In tutto il mondo la libertà di stampa è in consistente e preoccupante declino".

Il Bel paese rientra tra quelli con la situazione giornalistica peggiore visto che perde ulteriori quattro posti in ‘classifica’ rispetto allo stesso periodo del 2014 stabilizzandosi al 77° posto dietro anche a Croazia, Serbia e Russia.
Il calo generale della libertà di stampa viene attribuito soprattutto a ideologie di cui gli stati fanno il proprio zoccolo duro che limitano e risultano ostili in questo senso, così come gli strumenti di propaganda su larga scala che mettono in crisi il giornalismo indipendente.

LE VICENDE ITALIANE – Interessante è quanto scritto da Repubblica relativamente a quest’ultimo rapporto. Lo Stivale, su scala europea risulta essere uno dei fanalini di coda anche se i giornalisti possono godere di una certa tutela rispetto ad altri paesi. A chiudere la classifica del Vecchio Continente Cipro, Grecia e Bulgaria. Secondo il rapporto di Reporter Senza Frontiere la figura giornalistica italiana che rischia maggiormente atti di ritorsione che possono sfociare anche alla morte è quella che si occupa di investigare su criminalità organizzata e sui casi di corruzione. Un esempio riportato sia dalla testata nazionale che dal Report è quello legato allo scandalo Vatileaks, in seguito al quale i giornalisti finiti sotto protezione sarebbero tra i 30 e i 50 – fonte Repubblica – giacché avrebbero subito violenze sia verbali che intimidazioni fisiche.

I PASSI AVANTI… – A differenza dell’Italia sembrano invece progredire verso ‘il meglio’ paesi come la Moldova, il Nicaragua, l’Armenia e il Lesotho che – nella classifica mondiale – ‘mettono la freccia’ e sorpassano lo Stivale. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’Africa che, per la prima volta, risulta essere a ridosso di Europa e America in questo settore, dimostrando una fervida vitalità e la voglia di lottare costantemente per i propri diritti.

E I PASSI INDIETRO… - Più che di passi indietro si può parlare di un andamento costante e tragico della libertà di stampa legata ai paesi asiatici dove la limitazione insita nell’utilizzo della rete internet fanno crollare non solo la figura del giornalista ma anche quella del popolo che vuol far valere la propria voce. Tra questi paesi vanno di certo annoverati la Corea del Nord e la Cina. Fanalini di coda sono il Turkmenistan (178°) e la Corea del Nord (179°).

E IL RESTO D’EUROPA? – La restante parte della comunità non se la passa di certo meglio di noi vista il costante crollo della libertà dovuto, come si vede anche dal rapporto, ad un letterale abuso delle leggi antiterrorismo e a quelle legate alla sorveglianza di massa che portano ad un controllo certosino sia dei media di stato che dei privati cittadini.
Tra i paesi in maggior sofferenza troviamo la Polonia, l’Ungheria – quest’ultima in una posizione più alta rispetto all’Italia – dove lo stato ha deciso di intervenire e gestire in prima persona le assunzioni dei giornalisti in radio e tv. Una sorta di conflitto di interessi dunque che sta colpendo lentamente anche la Francia dove molti dei media nazionali sono di proprietà di un ristretto gruppo di imprenditori i cui interessi mal si paragonano al giornalismo. Non troppo dissimile la situazione inglese dove la polizia ha sfruttato le leggi antiterrorismo per violare le fonti dei giornalisti

MA ALLORA ESISTONO POSTI IN CUI SI SCRIVE SENZA TROPPI LIMITI? – La risposta è semplice ed è si: il posto migliore risulta essere la Finlandia seguita da Olanda e Norvegia. Intanto salgono in classifica paesi come Tunisia e Ucraina, in seguito, per quanto riguarda il secondo caso, allo stallo del conflitto interno.
 

Foto di anteprima Arabpress

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