Domani 16 ottobre Il museo Pecci di Prato riapre con una mostra, La fine del mondo. Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, creato nel 1988 dall’imprenditore Enrico Pecci e donato alla città in memoria del figlio Luigi, fin da subito è stato il primo centro dedicato all’arte contemporanea in Italia.
Prima istituzione con una sede costruita ex-novo per esporre, collezionare, conservare, diffondere le ricerche artistiche più avanzate, da tempo era diventato un cantiere per un intervento di riqualificazione e ampliamento del vecchio edificio progettato da Italo Gamberini. Il progetto è firmato dall’architetto olandese Maurice Nio, uno dei più originali interpreti della cultura architettonica del nostro tempo.
Adesso il “Pecci” è finalmente rinato per essere, come ha spiegato il direttore Fabio Cavallucci nel corso della presentazione alla quale hanno partecipato il Sindaco di Prato Matteo Biffoni, Monica Barni assessore alla cultura della Regione Toscana e Irene Sanesi, Presidente Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, “un centro non dell’arte ma di tutte le arti: dal cinema, alla danza, alla musica provando a rinnovare in qualche grado il sistema espositivo tradizionale, ossia reinventando il concetto di mostra”.
Non solo. L’obiettivo del Centro è quello di riavvicinare l’arte contemporanea alla società grazie anche alla collaborazione con le istituzioni, toscane ma anche, e soprattutto, nazionali ed europee. “L’arte deve dialogare con le persone e deve ritornare ad essere parte di una comunità nel senso più profondo – ha proseguito Cavallotti – Fino ad ora credo che non sia stata così mentre invece è necessario che le opere d’arte siano nei luoghi dove c’è vita sia che siano edifici o luoghi pubblici”.
Proprio per riavvicinare le persone all’arte che il museo Pecci sarà aperto anche la sera. “Vogliamo rinnovare un sistema secolare secondo il quale l’arte si vede in orari in cui le maggior parte delle persone lavorano o sono occupate – ha spiegato il direttore – Invece la sera al ‘Pecci’ potremo creare una nuova comunità attraverso mostre, concerti, film e conferenze”.
Ma torniamo alla mostra, La fine del mondo. Un titolo che nelle intenzioni degli organizzatori non ha nulla di catastrofico. “La fine del mondo rappresenta qui il tentativo di dare un nome a un sintomo molto diffuso – ha spiegato - lo stato di incertezza, la condizione di sospensione, l’incapacità di comprendere i grandi cambiamenti presenti, che ci fa pensare che una situazione che abbiamo conosciuto finora sia ormai giunta al termine”. Il percorso espositivo aiuta a vedere il mondo con un senso di distacco per ritornare a vivere il presente in un modo diverso e più profondo. “È la fine del ‘nostro’ mondo, dei processi percettivi e cognitivi che dall’antica Grecia a oggi hanno costituto le basi del sistema di pensiero occidentale, che poi è quello oggi globale”.
Attraverso le opere di artisti internazionali e con un allestimento che si estende sull’intera superficie espositiva del museo di oltre 3000 metri quadrati, loa mostra si configura come una specie di esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente da lontano. Il percorso inizia nella nuova ala realizzata da Maurice Nio, una sorta di navicella spaziale atterrata da chissà quale pianeta e pronta con la sua antenna a emettere onde o a ricevere messaggi “cosmici”. La mostra raccoglie opere di 50 artisti ormai affermati internazionalmente, dal nativo americano Jimmie Durham al cubano Carlos Garaicoa ai cinesi Qiu Zhijie e Cai Guo-Qiang, fino a opere di artisti più giovani come il brasiliano Henrique Oliveira o lo svizzero Julian Charrière con un lavoro realizzato a quattro mani insieme al tedesco Julius Von Bismarck. Non mancheranno poi lavori ormai appartenenti alla storia dell’arte, come quelli di Marcel Duchamp, di Pablo Picasso o di Umberto Boccioni. Ma numerosissimi saranno anche gli artisti giovani e ancora poco conosciuti, molti dei quali provenienti dalle aree geografiche in cui sono presenti forti contrasti e conflitti, come l’Europa dell’Est, il Nord Africa, il Medio Oriente, il Sud America.

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