Chi ha letto le vicende del Nuovo Testamento circa il processo di Gesù, non può dimenticare il nome di Ponzio Pilato. Tutti e quattro i Vangeli fanno riferimento a questa persona. Il suo interrogatorio verso Gesù su insistenza della folla ebraica, si pone come una delle scene più memorabili della vita del Messiah. Non meno di tre volte questo funzionario romano disse alla folla urlante di non aver trovato alcuna colpa in quell’individuo che loro tanto odiavano: Gesù (Giovanni 18:38; 19:4:6). Volendo placare gli ebrei, però, Pilato si lavò le mani in un attestato cerimoniale per la propria innocenza del sangue di Cristo, per poi consegnare il Figlio di Dio al flagello e alla crocifissione.
Che cosa si può ricavare dalla storia secolare relativa a Pilato? Per circa 2000 anni, gli unici riferimenti a Pilato sono stati trovati negli scritti di Giuseppe Flavio e Tacito. La traccia scritta della sua vita lo pose come il sovrano romano della Giudea tra il 26-36 d.C. I dati indicano che Pilato era un uomo molto spesso affetto da impeti violenti. Anche il racconto biblico afferma che Pilato uccise alcuni Galilei mentre stavano presentando i sacrifici (Luca 13:1). Oltre ad un riferimento occasionale a Pilato in alcuni documenti scritti, tuttavia, non vi erano iscrizioni o monumenti di pietra che documentavano la sua vita.
Tale è rimasto il caso fino al 1961. In quell’anno, Pilato transitò da una figura conosciuta solo dalla letteratura antica a una figura attestata dall’archeologia. I funzionari romani che controllavano la Giudea ai tempi di Cristo, molto probabilmente stabilirono la loro sede presso l’antica città di Cesarea, come si evince dai due riferimenti di Giuseppe Flavio circa le attività militari e politiche di Pilato in quella città. Situato in Cesarea, era un grande teatro romano che un gruppo di archeologi italiani hanno cominciato a scavare nel 1959. Due anni più tardi, nel 1961, i ricercatori hanno trovato una lastra di pietra di 60x90cm che era stata usata «nella costruzione di un pianerottolo tra rampe di scale in una fila di posti riservati agli ospiti d’onore» (John McRay, Archaeology and the New Testament, 1991). L’iscrizione latina sulla pietra, però, ha dimostrato che in origine non è stata pensata per essere utilizzata come un blocco per il teatro. Sulla pietra, i ricercatori hanno scoperto quello che era rimasto di un’iscrizione che porta il nome di un certo Ponzio Pilato. L’intera iscrizione non è leggibile, ma per quanto riguarda il nome del governatore biblico, Finegan ha osservato che «il nome Ponzio Pilato è abbastanza inconfondibile, ed è di grande importanza come la prima documentazione epigrafica relativa a Ponzio Pilato, che governò la Giudea tra il 26-36 d.C. secondo le comuni datazioni accettate» (Jack Finegan, Archaeology and the New Testament, 1992).
Ciò che l’iscrizione completa intendeva dire una volta non è certamente noto, ma c’è un accordo generale che in origine la pietra sarebbe potuta provenire da un tempio o santuario dedicato all’imperatore romano Tiberio. Un pezzo così forte di prova per la precisione del Nuovo Testamento sarebbe molto difficile da trovare. Ora, conosciuta appropriatamente come “Iscrizione di Pilato”, questa lastra di pietra documenta che Pilato era il funzionario romano del governo della Giudea e usa persino il suo nome completo, Ponzio Pilato, che si trova esattamente nel Vangelo di Luca 3:1.
Daniele Salamone

