Quanti sanno cantare l'Inno nazionale? Ce lo chiediamo quando gioca una squadra nazionale, scrutando gli schermi televisivi a caccia del labiale del calciatore, del mister o del tifoso in tribuna. In realtà molti non cantano l'inno perchè non lo conoscono, nessuno glielo ha mai insegnato a scuola, perchè considerato un vezzo di patriotissimo. Invece l'inno nasconde dietro una melodia più o meno carina la storia di un popolo.
Seguendo le partite in Brasile con la Globo invece scopro che mentre la camera scorre sui volti dei 22 in campo, in sovraimpressione vanno in onda le parole tradotte dell'inno, brasiliano ma anche straniero, una forma di comunicazione che merita un plauso, in tempi in cui l'innovazione tecnologica non è sempre funzionale al miglioramento del prodotto offerto, talvolta un semplice artifizio.
Invece che bello leggere i testi che raccontano una giovane Australia, e i valori del pueblo mexicano, scoprire tante storie di independenza spesso a base di sangue e sofferenza, che vanno dal Camerun al Brasile, attraverso l'Atlantico. Parole pronunciate magari malamente nella tensione del pre partita, ma che danno l'idea del valore culturale e emozionale di una partita di calcio.
In giorni di feroci critiche terzomondiste, applaudiamo la scelta della più importante televisione brasiliana. Che non è pubblica.

