La speranza concreta è che sia la Coppa delle Coppe, parafrasando l’auspicio della presidentessa Djlma. La paura reale è che l’avvicinarsi dell’evento porti a una escalation di fatti criminosi, per sfruttare al meglio i riflettori dei media di tutto il mondo. Tra due stati d’animo contrapposti, il Brasile vive con frenesia il ritorno di un evento che manca dal dopoguerra. Allora il paese era annoverato tra quelli in via di sviluppo, 64 anni dopo è un’economia emergente ma con tanti e troppi punti interrogativi. Nao vai ter Copa, gridano i movimenti anti sistema che con l’avvicinarsi della gara inaugurale organizzano sit in nelle principali città .
Esiste una profonda diversità di punti di vista all’interno dell’opinione pubblica. C’è chi manifesta apertamente la sua ostilità per gli eccessivi costi, peraltro sostenuti non per completare le opere ma per alimentare la corruzione dilagante anche qui nel Tropico del Capricorno. Ma poi magari prende d’assalto il sito della Fifa per assicurarsi i preziosi tagliandi delle partite a prezzi esorbitanti alimentando così l’industria del pallone. I negozi low cost crescono e contendono i clienti alla grande distribuzione, con una disuguaglianza sempre forte, ma nessuno rinuncia al kit verde oro con tanto di trombette vietate negli stadi ma d’ordinanza davanti alla tv HD.
I mille contrasti, accentuati da indici di alfabetizzazione ancora lontani da uno standard accettabile, si notano per strada, quando in tanti si lamentano per i disagi che l’evento porterà a chi lavora tutti i giorni, quartieri chiusi o accessibili solo con accredito durante le partite. I mezzi di comunicazione di tutto il mondo non fanno altro che alimentare la paura collettiva, amplificando i fatti di cronaca nera, durante le partite di un campionato amatoriale come di una favela, e moltiplicando il senso di insicurezza di chi è indeciso se comprare un biglietto aereo e sfruttare l’occasione per un volo intercontinentale.
Sia chiaro, la violenza in Brasile è all’ordine del giorno, non c’era bisogno del Mondiale per scoprirlo, se le campagne a favore di una sanità e istruzione migliore fossero anche accompagnate da qualche dato oggettivo, il Mondiale servirebbe anche a sensibilizzare tutti , sul serio, e a spiegare che i brasiliani non hanno bisogno di una Coppa del Mondo per aumentare il turismo. Ma di città e un sistema di trasporti più sicuro, di una polizia in grado di garantire la reale sicurezza dei cittadini, di un’educazione e di servizi per tutti, non solo dei privilegiati che stanno nella stanze del potere e che magari si godranno lo spettacolo nei saloncini Vip del Maracanà .

