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La Scuola Tifo

Una partita dei campionati scolastici

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Tante volte ci lamentiamo quando andiamo a vedere le partite dei bambini,  per gli animi esasperati sopratutto in campo. Per non parlare di quei genitori che anziché assistere tranquillamente alla gara o incitare i propri figli si trasformano in allenatori scatenati, che urlano dal primo all’ultimo secondo.
Ecco se volete andare a seguire una partita di esordienti in un qualsiasi collegio brasiliano, mettetevi il cuore in pace  e compratevi un paio di tappi o di cuffie ben accessoriate. Perché scoprirete che la torcida brasiliana non è solo quella che si ammira sulle tribune del Maracanà o nell’inferno dei campi periferici. C’è anche una torcida di genitori, che non si perde neanche una esibizione notturna dei propri figli.Armati di trombe e panini, di quelli che mangia solo Bud Spencer, babbi e mamme si danno appuntamento sulle gradinate o a bordo campo. Calcio di inizio e un frastuono che neanche le migliori vuvuzelas saprebbero riprodurre, rende l’ambiente pazzesco.

C’è in palio qualche trofeo? Niente, solo i canonici tre punti della classifica generale. Fa impressione vedere i piccoli talenti magari dotati di una capigliatura da gnomo e di una divisa da puffo, destreggiarsi  nel parquet, bravi a dribblare sia le insidie di un fondo liscio ma anche gli improperi del mister che vuole sempre il lancio lungo. Il futsal in Brasile è un must per chi comincia a mangiare calcio dai 5 anni, perché il sogno di ogni genitore, lasciando da parte le frasi di circostanza,  è quello di vedere un figlio campione che magari giocherà in qualche team di prestigio o avrà la fortuna di attraversare l’Oceano.
Così si alza l’urlo delle mamme che incuranti del bambino in braccio ancora alle prese con il biberon si strappano i capelli come le Spice Girls ai bei tempi, o i babbi di turno guardano nervosamente l’orologio per sapere quanto manca. Tanto agonismo ma anche tanto fair play, così al fischio finale anche se qualcuno se la prende come al solito con l’arbitro, una moda internazionale, tutti ad applaudire i bambini, vinti e vincitori, e a scambiare qualche sorriso con i vicini di posto per un tifo davvero sproporzionato per la posta in palio. Anche qui giocano tutti, per regolamento,  e ci sono quelli che hanno problemi di coordinazione motoria. Ma bisogna vincere, altrimenti quando si torna a casa bisogna fare i conti con mamma e papa e  con i compagni che mi sfottono.
Non chiamatela scuola calcio,  ma semplicemente scuola tifo

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