Ieri a Cagliari la tensione tra i responsabili della sicurezza del centro e i senegalesi operanti alle Vele è sfociata in guerriglia urbana. Gli abitanti del posto si sentono pressati e accerchiati dagli ambulanti. I venditori dal canto loro sostengono di lavorare senza far del male a nessuno. Nella rissa del centro cagliaritano è stato ferito Mohamed Yaya Ba, 34 anni. Il senegalese di 34 anni racconta l'episodio ai microfoni dell'Unione Sarda: "Eravamo qui come ogni giorno, poi è uscito il capo (il direttore) e mi ha detto di andare via". Il rifiuto dell'ambulante - che sosteneva di trovarsi in suolo pubblico - da il via a un acceso diverbio nel quale lo stesso africano viene chiamato "figlio di puttana". Questa sarebbe la genesi della rissa culminata con il ferimento di Mohamed Yaya.
Chi ha ragione? Prima di rispondere a questa domanda bisognerebbe fare un breve accenno sulle ragioni dell'immigrazione dal Senegal.
Il Senegal è stato messo in ginocchio da una crisi agraria nel post II guerra mondiale e ancora non accenna a riprendersi. Perché? Perché gli interessi di paesi ben più influenti a livello internazionale non coincidono con gli interessi propri del paese africano. Il resto vien da se: corruzione dei politici che ottengono potere e tangenti in cambio di silenzio e inattività . Una prassi che non può che mantenere il ripugnante status quo, che non può risolvere la crisi agraria in primis perché gran parte dei governanti senegalesi - in trait d'union con l'Occidente - non sono interessati alla ripresa del paese. Il motivo è semplice e va ricercato nella volontà di mantenere potere, influenza, poltrona e denaro col minimo sforzo. E tanti per mancanza di informazione e spesso per ignoranza e cattiveria, continuano a interagire con gli africani come se fossero degli esseri inferiori, come se avessero qualcosa meno di noi. Che spesso non ci si può permettere di acquistare le merci che gli ambulanti propongono nei giardini pubblici o nei marciapiedi è chiaro, ma da qui a razzismo e violenza la distanza è grandissima. Si fugge dal Senegal e dall'Africa per fame e disperazione, per istinto di sopravvivenza, per cercare riscatto nel sogno di un'Europa migliore. I figli d'Africa lasciano la propria madre per pagare il prezzo di crimini che non hanno mai commesso. Il sogno - quando non degenera in incubo - rimane sogno perché l'Occidente è molto più indietro di quel che si possa pensare. Il rispetto e la fedeltà ai valori di libertà , uguaglianza e fraternità che - secondo alcuni - sono le fondamenta del mondo contemporaneo spesso, troppo spesso, vengono meno. Molti di noi non sono neanche in grado di rispettare le regole base della convivenza civile e si lasciano trasportare da un odio macabro e irrazionale che porta a questo tipo di pulsioni violente. Continuando su questa strada la Sardegna e l'Italia non si riprenderanno mai, ne culturalmente, ne economicamente. Tanti giovani italiani e soprattutto Sardi oggi fuggono dalla madrepatria alla ricerca di un futuro. Siamo noi giovani a doverci immedesimare negli ambulanti senegalesi perché un gran numero di noi dovrà cambiare paese e cambiare vita, proprio come loro. Immedesimndoci e capendo le ragioni dell'immigrazione e le sofferenza di un distacco traumatico dai propri cari e dalla propria terra si può leggere la storia degli immigrati in modo più coerente. Con questo schema mentale si può, forse, affrontare coscientemente il problema della convivenza civile con immigrati ed extracomunitari o almeno con chi di questi agisce nella sfera della legalità .
Le parole di Mohamed Yaya dovrebbero rappresentare una massima. "Non facciamo del male, siamo qui per lavorare". Tutti meritano rispetto, indipendentemente dalla nazionalità , dal colore della pelle, dal lavoro che si svolge e dalla religione.
A voi lettori i commenti.

