In tempi di fanatismo mediatico, di un dibattito spesso alimentato da guerre di religione e polemiche di stampo ideologico, non è facile. Comunicare la fede diventa talvolta un esercizio intellettuale. Fare un segno della croce o inginocchiarsi durante la liturgia colpisce, poichè l'impatto visivo di un gesto apparentemente normale in un contesto di preghiera, in realtà sembra accompagnarsi solo ad alcune categorie sociali. Cosi durante la messa se il gesto viene da una autorità viene considerato come un simbolo di forte spiritualità , se a compierlo invece è un semplice pellegrino passa inosservato. Per chi ama cogliere le sfumature della comunicazione, manifestare la propria fede con espressioni eloquenti, siano esse verbali o non verbale, diventa una sfida comunicativa.
Cosi se i mussulmani pregano in massa sembrano esempi di devozione suprema, se invece a farlo sono semplici cattolici durante una celebrazione religiosa si parla di qualcosa di ancestrale o quel che è peggio anacronistico. Ciascuna persona si comporta in basi a riti e consuetudini che derivano dalla propria appartenenza culturale. Anche il silenzio e la riflessione comunicano la fede, una sfida sempre più aperta

