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Slow communication, si può

Una nuova etica

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Una nuova etica intellettuale fondata sulla ricerca di un equilibrio sostenibile tra la velocità e l’immediatezza del web e il pensiero lento, lineare e  ragionato.Slow communication, la comunicazione lenta, semra qualcosa di anacronistico, eppure oggi più che mai diventa necessaria.
Slow Communication non è una negazione dei vantaggi della connessione digitale e una critica della ragion pura della società della conoscenza creata dalle nuove tecnologie.Attraverso internet abbiamo  scoperto e inventato nuovi modi di condividere conoscenza rilevante in tempi rapidi.
Quando andiamo online entriamo in un ambiente che favorisce la lettura rapida, il pensiero distratto e affrettato, e l’apprendimento superficiale. Ma come dice Heidegger occorre resistere alle seduzioni della tecnologia, dell’informazione istantanea, della velocità.
Nell’agosto del 2009, il Wall Street Journal pubblicava un “Manifesto for the Slow Communication”, in cui lo scrittore e critico letterario John Freeman scriveva: “I nostri giorni sono limitati, le nostre ore sono preziose. Dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare, che cosa vogliamo dire, di che cosa e di chi dobbiamo prenderci cura.  dobbiamo rallentare”.
Ci deve essere anche lo spazio della riflessione. Dobbiamo, insomma, riscoprire la lentezza per acquistare una rinnovata sintonia con il mondo reale che ci circonda.Nato da un’idea di Andrea Ferrazzi, il movimento italiano si ispira alla filosofia di Slow Food e Cittaslow e individua nei rapporti umani, nella conoscenza del mondo reale e nel mantenimento di uno spirito critico l’essenza stessa della convivenza civile.
Come afferma Carl Honoré, abbiamo contratto la malattia del tempo in forma tanto grave da trascurare gli amici, la famiglia e il partner. Non sappiamo più come goderci l'attimo, perché attendiamo sempre con impazienza l'attimo successivo. Ma non tutto è perduto. E' ancora possibile cambiare rotta.
La filosofia della “lentezza” è entrata nella cultura italiana soprattutto grazie a Carlo Petrini, ideatore di Slow Food. L’associazione è nata a metà degli anni Ottanta come reazione all’invasione dell’Italia da parte dei “fast food” americani che minacciavano le abitudini alimentari della popolazione, promuovendo una standardizzazione dei gusti e delle strutture che è l’antitesi stessa delle tradizioni italiane ed europee.
Essere sempre on line produce infelicità, sostiene John Freeman, ne La tirannia dell’e-mail, ricordando che “Internet ha eroso la nostra percezione del contesto (…) ci ha posti in una una condizione di forte tensione fisica e mentale (…) ci ha isolati dalle persone con cui viviamo, ci ha dirottato al di fuori dei luoghi del mondo reale in cui possiamo stare insieme. Ha caricato di false aspettative la realtà del vivere, rendendoci sempre più insoddisfatti a dispetto degli enormi miglioramenti degli standard di vita nel mondo occidentale. Ha incoraggiato maree di chiacchiere non necessarie, facendo sì che sia complicato distinguere un segnale coerente dal rumore di fondo. Ha reso più difficile leggere lentamente e assaporare ciò che si legge (…) Ha reso difficile ascoltare e voler ascoltare, rallentare anziché essere preda della smania di fare. Questo stile di vita non è sostenibile. Questo essere costantemente on line, in funzione, porta al tracollo emotivo e fisico (…) Produce infelicità”.
Questo articolo è più lungo degli altri, perchè vogliamo appunto che ci dedichiate più tempo, slow communication please....

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