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Salviamo l'italiano

In tempi di invasioni anglofone

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Quante volte vi è capitato di imbattervi in articoli o testi in lingua italiana che abbondano di parole straniere spesso conosciute solo agli addetti ai lavori e che  non hanno una traduzione italiana?In occasione della Festa della repubblica, per chi pensa che la lingua inglese sia un prezioso supporto nella società della conoscenza ma non un occasione di narcisismo, consigliamo di rileggere le lezioni di Italiano semiserie di Beppe Severgnini. Uno che peraltro della lingua inglese è un profondo conoscitore. Ma allo stesso tempo ci offre alcuni utili suggerimenti per scrivere bene in italiano. Ecco il  suo decalogo diabolico da evitare : 1. usare dieci parole quando ne bastano tre, 2. usare parole lunghe invece che brevi, termini specialistici e inconprensibili....3. usare la punteggiatura come una forma di acne, se non c'è è meglio 4. fare sentire il lettore in inferiorità 5. nausearlo con metafore stantie 6. cambiare il soggetto per dispetto 7. infilare due o più che in una frase 8. usare espressioni in inglese quando è possibile ricorrere all'italiano 9. usare burocratese 10. essere noiosi.

Nella sua apologia della lingua italiana, semplice, Severgnini ci ricorda anche che l'assenza di punti provoca ansia e l'eccesso il singhiozzo, e che se la virgola è francese, il punto è americano, il punto interrogativo è tedesco, il punto esclamativo è decisamente italiano, un segno emotivo di moda....L'ironica penna del Corriere offre la regola del PORCO , pensa - organizza -rigurgita- correggi - ometti, ovvero prima decidi cosa scrivere poi elenca i punti, quindi butta fuori senza pensarci troppo rileggi con calma almeno due volte e togli tutto quello che non è necessario.Dai Beppe, salviamo l'italiano, finchè è possibile...

 

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