La chiamano autonomia in condizioni di sicurezza, la possibilità per i genitori di rintracciare in ogni momento i figli attraverso i dispositivi elettronici. Una specie di guinzaglio elettronico. Cosi per mantenere i contatti anche nello spazio familiare padri e madri ricorrono a una tecnica consolidata, che gli consente di evitare il vuoto digitale, lo screen sharing, la condivisione degli schermi, di contenuti audiovisivi comuni su cui discutere, giocare, intrattenersi sul salotto di casa.
Un altra strada percorsa dai genitori è quella della richiesta di amicizia su facebook, per controllare flussi comunicativi online del proprio figlio, con la convizione di poterlo tenere protetto. In realtà la responsabilità del genitore dovrebbe andare oltre la rete.
Sempre più spesso assitiamo a situazioni familiari nelle quali alla presenza fisica nei luoghi di incontro non si accompagna la presenza mentale dei giovani, assenti dai dialoghi e perennemente distratti dall'ultimo messaggio su What's up o dal giochino che va finito. Al di là del rimprovero del momento, l'adulto fatica a spiegare all'adolescente quanto sia importante dedicare spazio e tempo anche alla comunicazione in presenza.
Se la rete contribuisce senza ombra di dubbio ad aumentare il capitale sociale di un giovane che passa interi pomeriggi chiuso in casa, tra un compito e l'altro, allo stesso tempo lo priva di innumerevoli occasioni di contatto, scambio e dialogo diretto con i coetanei, dalla classica partita di calcetto con i vicini, alla semplice uscita al parco a fare una passeggiata. E gli stessi allenamenti di ragazzi e ragazze sono spesso interrotti da squilli ripetuti e chiamate indesiderate.Staccare la spina, unico consiglio che può essere valido.

