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La collina del vento

Carmine Abate

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Impetuoso, lieve, sconvolgente.
Un libro da vedere e assaporare leggendolo. Sì, perché leggendo il libro, sembra di essere sul posto, ad annusare i profumi delle ginestre. Vedere il contrasto verde dell’erba sulla con i suoi fiori rossi e il risalto del giallo delle ginestre, dei sambuchi in fiore, del vento che piega gli alberi di ulivo secolari nello sfondo del mare azzurro. Un libro dipinto. Carmine Abate sa usare la scrittura coinvolgendo il lettore come se lo mettesse sulla scena stessa, a osservare, ad ascoltare l'io narrante.
Lo stile narrativo fedele alla realtà descritta è originale. Scrivere un romanzo che coinvolge quattro generazioni, non è cosa da poco. Carmine Abate ci riesce regalandoci quei profumi, colori e sapori della Calabria.
Una storia che scorre in maniera suggestiva tra amori, matrimoni, nascite e morti, scavi archeologici, ritrovamenti di reperti e tesori, faide e invidie. La storia della famiglia Arcuri è raccontata da Rino, discendente della dinastia che risale a Michelangelo, Arturo e Alberto.  Una stirpe fiera, orgogliosa, con un rapporto genetico con il luogo narrativo della collina che custodisce il passato, i segreti e le radici della famiglia Arcuri, custodi della collina del vento, il Rossarco. Alla quale la famiglia si attacca, resistendo alle richieste d’acquisto che vengono loro rivolte: prima dal signorotto del luogo, don Lico, poi dagli speculatori edili. Con la minaccia incombente di un esproprio statale per ragioni archeologiche.
Una storia lunga cent'anni senza che mai cali la tensione narrativa e la sincerità della narrazione.

Dal libro:
“Il vento ululava da lupo affamato …”
“Don Lico tiene solamente una cosa nella crozza: fricarci la nostra terra con le buone o con le male.” … Noi non dobbiamo cascarci, non siamo ciòti come crede lui.”
“Il colore dominante era il rosso porpora dei fiori di sulla. Tutt’intorno, alberi da frutto, cespugli di lentisco, alloro, ginestra, rosmarino e sambuco, una vigna, ulivi secolari e isolotti di fichi d’India sparsi qua e là, e un bosco di lecci …”
“Da allora il colore rosso divenne la sua ossessione, riprese a dipingere con foga, cercando di rielaborare i lutti della sua vita … Rosso sangue, rosso cardinale, rosso porpora, rosso sole, rosso fiamma, rosso vino, rosso cocciniglia, rosso tramonto, rosso labbra, rosso fuoco. Rossarco, rossamore.”

Rassegna stampa:
“Sono le vicende aspre e spesso luttuose di una famiglia epocale, quelle che ci racconta Abate con il fervore profumato di mare e di vento che emana da pagine bellissime, dense di poesia. Un romanzo che cresce, palpita e matura nelle parole innamorate di un narratore appassionato e sincero.”
„Saga di una famiglia, ma anche storia del Novecento … grazie alla consolidata capacità di affabulazione del suo autore si fa leggere con sottile piacere. Tiene compagnia. Con la pienezza umana dei suoi personaggi, con la bellezza di quelli femminili, i colori e i profumi dei paesaggi, la suggestione dei segreti che alimentano la suspense. Ma soprattutto con l’essenzialità densa di una scrittura semplice e autentica. Epica e sapienziale.“
“In un intreccio sapiente dei diversi piani temporali, la memoria si confronta di continuo con la forza dei paesaggi naturali e dell’anima, della bellezza avvertita con intensità lirica e poetica. Il ritmo è rapsodico e avvincente; la lingua plastica, ricca di dialettismi ma rifusi naturalmente nell’italiano… La collina del vento … è un’interrogazione sul senso stesso del nostro stare al mondo, sul succedersi delle generazioni e sul desiderio che ognuno di noi ha di non perire nel nulla della smemoratezza.“
“Il Novecento visto da una collina calabrese attraversata da quattro generazioni. … un affresco familiare dal ritmo crescente … che, partendo anche da spunti autobiografici, sfocia in un tono tra l’epico e il domestico affascinante.“

L’autore:
Carmine Abate (Carfizzi - 1954) è uno scrittore italiano, autore di numerosi racconti, romanzi e saggi prevalentemente incentrati sui temi dei migranti e degli incontri tra le culture.
Questo libro ha vinto il Premio Campiello 2012
 

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