Tanto andò la gatta al lardo che ci lasciò lo zampino.
Più che giusto: Tony Martin, tedesco della Etixx, era rimasto a ridosso dei primi fin dalla cronotappa di apertura. Ieri, poi, addirittura, un solo misero secondo da Froome gli aveva negato la gioia di indossare la maglia gialla. Si è rifatto alla grande oggi, di tutto, nella prima tappa francese del Tour de France (partita però dal Belgio): prendendosi la vittoria di tappa, e anche la vetta della classifica generale. Per di più rifilando 12’’ di distacco all’inglese della Sky.
Non trova pace, il vestimento color canarino che, come un evidenziatore, segnala il padrone della graduatoria che più conta. Fino ad ora, in questo primissimo scorcio della Grand Boucle, non c’è stato atleta che abbia saputo confermarsi nella solenne “vestizione” per due tappe consecutive: la frazione di oggi, la Seraing-Cambrai di 223,5 km, la più lunga in calendario, non ha certo fatto eccezione. Da Dennis a Cancellara a Froome: e ora è il turno, appunto, di Tony Martin.
La vittoria del teutonico non è partita da lontano: il campione di Cottbus, com’è sua abitudine, è stato bravissimo a guadagnarsi terreno nei chilometri finali. Più precisamente quando ne mancavano tre al traguardo: è stato allora che ha salutato la ricca e variegata compagnia in fuga – Contador (Tinkoff), Froome, Quintana (Movistar), Stybar (Etixx), Degenkolb (Giant) e, udite udite, Nibali (Astana) – e se ne è andato in volata solitaria per arpionare l’accoppiata supervincente.
Alla fine, tra i primi dieci dell’ordine d’arrivo non c’è nessuno dei quattro pionieri della fuga: parliamo di Lieuwe Westra (Astana), Thomas De Gendt (Lotto-Soudal), Frédéric Brun (Bretagne-Séché Environnement) e Perrig Queméneur (Europcar), già segnalatosi nei giorni precedenti per un’iniziativa simile. Il quartetto è rimasto in testa dall’inizio della corsa fino al km n. 75; gli equilibri sono irrimediabilmente cambiati quando le ruote hanno dovuto confrontarsi con l’insidioso tratto di pavé.
Subito Contador, Rigoberto Uran (Etixx) e Quintana sono stati costretti a cambiare le bici. Foratura per Lieuwe, poi, dopo il traguardo volante di Havay vinto da De Gent, cadono prima Sanchez della Bmc e poi Vuillermoz della Ag2R. Scivola Scarponi (Astana), tombola
Dowsett (Movistar), ma tra i tanti pericolanti c’è qualcuno che riesce a godere: è il nostro Vincenzone Nibali, che con un’azione in velocità riesce a portarsi alle spalle dei battistrada. E non si ferma lì.
Finito il pavé e tornato l’asfalto, lo squalo dello Stretto si trova ormai in testa alla corsa, e in buonissima compagnia: Froome, Contador, Quintana e Van Garderen (Bmc). A tratti sembra addirittura poter trovare il passo giusto per portarsi in testa, ma non è ancora giornata di gloria: probabilmente, per ora, si è trattato soltanto (ce lo si augura) di prove tecniche di futuri exploit.
Poi inizia Il secondo, e ultimo, tratto di pavé: sono in trentacinque i corridori pronti a giocarsi il testa a testa fino al chilometro conclusivo. Altro che plotone di volata, una mastodiontica falange: chi la spunterà? La dea delle due ruote ha guardato benigna a chi sembrava essere peggio in arnese: proprio lui, Tony Martin, che era stato costretto a rallentare per problemi meccanici. Quando è ripartito, però, tutto era già dimenticato. Ha fulminato gli avversari. E il Tour. Sua è la prima doppietta di questa corsa gialla.

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